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Principali patologie umane correlate a pesticidi in agricoltura.

Principali patologie umane correlate a pesticidi in agricoltura.

Il problema dell’esposizione cronica a pesticidi e dei conseguenti rischi per la salute umana è stato
troppo a lungo sottovalutato anche da parte della comunità scientifica.

Oggi, tuttavia, rappresenta un problema di crescente interesse e digitando su un motore di ricerca in data 13 luglio 2017 parole chiave come “pesticides human health” compaiono ben 16.604 lavori scientifici.

Digitando “pesticides children” ne compaiono 63368.

Sono migliaia i lavori scientifici che attestano, ormai in modo incontrovertibile, come l’esposizione a pesticidi comporti un incremento statisticamente significativo del rischio di patologie cronicodegenerative oggi in drammatica espansione quali cancro, diabete, patologie respiratorie, malattie
neurodegenerative, cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, infertilità maschile, disfunzioni metaboliche ed ormonali, patologie autoimmuni, disfunzioni renali.

Fra le principali modalità con cui i pesticidi danneggiano la salute umana ricordiamo l’azione neurotossica, di “interferenza endocrina” e l’azione cancerogena.

Interferenza endocrina ( vedere immagine della donna in gravidanza)

Questo termine, introdotto per la prima volta nel 1991, contempla tutte le sostanze di diversa
natura (metalli pesanti, diossine, PCB, pesticidi, ritardanti di fiamma, bisfenolo A etc.) che interferiscono con sintesi, secrezione, trasporto, azione, metabolismo o eliminazione degli ormoni.

Il meccanismo d’azione presuppone la possibilità di interferire con la capacità delle cellule di comunicare tra loro attraverso gli ormoni e vastissima è la gamma di effetti negativi per la salute che ne conseguono:

  • difetti alla nascita,

  • deficit riproduttivi,

  • di sviluppo,

  • alterazioni metaboliche,

  • immunitarie,

  • disturbi neuro-comportamentali e tumori ormono-dipendenti.

Secondo la Società Europea di Endocrinologia sono circa 1000 le sostanze con questo tipo di azione, ma ben 85.000 quelle in uso e non testate al riguardo.

Altra caratteristica comune per le sostanze dotate di questa modalità d’azione è l’assenza di soglie di sicurezza.

Paradossalmente dosi minimali possono essere più pericolose delle dosi elevate proprio perché questi agenti mimano l’azione degli ormoni fisiologici che – sappiamo- esplicano i loro effetti a dosi bassissime.

L’Istituto Superiore di Sanità definisce gli interferenti endocrini come “sostanza esogena, o una miscela, che altera la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie o di una (sotto)popolazione”.

Queste sostanze quindi possono non solo esplicare effetti negativi sull’individuo esposto, ma anche sulle cellule germinali con effetti trans-generazionali, eventualità che desta ovviamente non poche preoccupazioni. I principali gruppi di pesticidi con questa azione sono: insetticidi clorurati (lindano, dieldrin), fungicidi (vinclozolin, linorun), triazolici (ciproconazolo), imidazoli (imizaloil), triazine (atrazina,
simazina), ditiocarbammati (mancozeb), coformulanti (alchifenoli) (Mnif et al. 2011.)

Figura 4. Interferenti Endocrini: Azione «Trans Generazionale»

Neurotossicità
La tossicità neurologica embrio-fetale, infantile e in età adulta è uno dei più importanti effetti della esposizione a pesticidi.

Per esposizioni acute ad organofosfati, ad esempio, non solo si riscontrano nell’immediato sintomi a carico del sistema nervoso centrale sia di tipo sensoriale che motorio, ma anche sequele neuropsichiatriche a lungo termine quali deficit nel rilevamento di stimoli e nell’elaborazione delle informazioni, carenze nell’attenzione e nella memoria e maggiore incidenza
di depressione.

Allo stesso modo, anche l’esposizione cronica a questi agenti è risultata associata con anomalie neuro-comportamentali tra cui ansia, depressione, sintomi psicotici, sintomi extrapiramidali, deficit nella memoria a breve termine, nell’ apprendimento, nell’attenzione e nell’elaborazione.

I meccanismi con cui la neurotossicità si può esplicare sono molteplici: vi può essere una interferenza con la conduzione nervosa in seguito ad alterazione dei canali ionici come da parte di DDT, DDE, aldrin ,clordano, esaclorobenzene, toxafene, piretroidi, una alterazione delle funzioni
mitocondriali, l’avvio di segnali pro-infiammatori come da parte degli erbicidi clorofenossiacetici 2,4-D, una interferenza con la trasmissione neuronale per inibizione dell’acetilcolina esterasi, come da parte degli organofosfati e dei carbammati.

Con l’inibizione irreversibile dell’acetilcolinesterasi – enzima essenziale alla funzionalità nervosa – si impedisce la degradazione dell’acetilcolina che si concentra nello spazio sinaptico con gravi alterazioni della neurotrasmissione colinergica (Jett, 2011)

Azione cancerogena

Le modalità con cui i pesticidi esplicano l’azione cancerogena possono essere sia di danno diretto al DNA (frammentazione del DNA, formazione addotti, alterazioni cromosomiche) che, più frequentemente, attraverso modificazioni di tipo epigenetico, ovvero alterazioni della espressione genica o del fenotipo cellulare senza che la sequenza del DNA sia alterata.

Le modificazioni di tipo epigenetico sono espressioni di adattamento all’ambiente esterno e sono in grado di alterare l’espressione dei nostri geni condizionando in vari modi le funzionalità cellulari.

Nei periodi più critici della crescita possono incidere sullo sviluppo fisiologico e, se trasmesse dai genitori alla
prole, potranno influenzare anche quello delle generazioni successive (Lane et al. 2014).

Le variazioni epigenetiche sono l’espressione di un continuo scambio di informazioni e di
adattamento della vita cellulare nei confronti dell’ambiente in un rapporto dinamico e, nel tempo,
anche reversibile se si modificano le condizioni che le hanno indotte (Bollati & Baccarelli, 2010).

Tali adattamenti sono quindi la prova evidente di come esista uno stretto rapporto tra ambiente e
stato di salute. Le modificazioni di tipo epigenetico si rivelano sempre più importanti – tanto che si
parla di “Rivoluzione Epigenetica”- perché sono coinvolte non solo nell’insorgenza del cancro, ma
anche in numerosissime altre patologie non tumorali che compaiono sia in età pediatrica che in
età adulta, quali malattie metaboliche, neurodegenerative , endocrine etc..

E’ importante sottolineare che l’epigenetica ha in qualche modo “rivoluzionato” il concetto stesso
che avevamo del genoma in quanto per lungo tempo – e con una visione estremamente
riduzionista e “genocentrica”- si era pensato al DNA come ad una sequenza di geni con specifiche
e predeterminate funzioni in cui potevano avvenire mutazioni in modo casuale, ma in cui
l’informazione era prevalentemente “a senso unico”: dal centro (gene) alla periferia (cellula),
ovvero “un gene = una proteina”. Viceversa l’epigenetica ci ha insegnato che il genoma è qualcosa
di molto più “fluido”, in continuo, diretto rapporto con l’ambiente e che l’informazione viaggia
molto più dalla periferia (ambiente) al DNA che non viceversa, in quanto le informazioni
contenute nel DNA vengono continuamente “silenziate” o “tradotte” e modulate, a seconda dei
casi, attraverso meccanismi come metilazione del DNA, acetilazione/deacetilazione degli istoni,
espressione di micro RNA non codificanti, a seconda dei segnali fisici, chimici, biologici che
provengono dall’ambiente.

Le modificazioni epigenetiche sono, fortunatamente, in gran parte reversibili e se, come
l’epigenetica ci insegna, è l’ambiente, nel senso più ampio del termine, ad influenzare il nostre
genoma, è ovvio che risanare l’ambiente dovrebbe diventare l’obiettivo prioritario verso cui indirizzare il massimo impegno, perché solo riducendo l’esposizione alle sostanze tossiche e inquinanti si potrebbe davvero salvaguardare la salute umana (Prevenzione Primaria) (Landrigan & Fuller, 2016 )

Verranno di seguito analizzate le più importanti patologie connesse con l’esposizione a pesticidi e
si segnala che un dettagliato update sull’argomento è stato di recente condotto prendendo in
esame 7419 articoli scientifici pubblicati a partire dal 1980 (Mostafalou & Abdollahi, 2017).

Cancro

Sotto il termine generico di “cancro” si comprendono oltre un centinaio di patologie tumorali
diverse che possono insorgere in qualunque distretto dell’organismo9. Il cancro è la seconda causa
di morte a livello globale e nel 2015 si sono registrati 8.8 milioni di decessi e 14 milioni di nuovi
casi, ma si valuta (fonte: OMS) che l’incidenza possa aumentare del 70% nei prossimi 20 anni.
Secondo i dati nazionali dei registri tumori (AIRTUM), in Italia la probabilità di ricevere una
diagnosi di cancro nel corso della vita (0-84 anni) riguarda ormai un uomo su due ed una donna su
tre10. In particolare sono in aumento i tumori alla mammella, pancreas, testicolo, cervello, i
linfomi e il melanoma. Preoccupa soprattutto il costante incremento di cancro in bambini e
adolescenti.

A livello globale si è passati da un tasso standardizzato calcolato sulla popolazione mondiale di 124
casi per milione di bambini fra 0 e 14 anni nel 1980 a 140 casi nel 2010. Emerge inoltre che l’area
del mondo in cui si registra la più elevata incidenza sia fra 0-14 anni che fra 15-19 è il Sud Europa,
in cui sono compresi Croazia, Cipro, Italia, Malta, Portogallo, Spagna. Per l’Italia hanno partecipato
all’indagine solo 15 registri su 47 accreditati e spicca sicuramente l’assenza di registri “storici”
quali quello di Firenze/Prato e del Veneto.

Calcolando poi l’incidenza per ogni singolo Registro sia del Sud Europa che dell’Europa del Nord,
dell’Est e dell’Ovest emergono risultati inquietanti, perché in Italia si osservano le più elevate
incidenze rispetto a tutti gli altri paesi del continente europeo e in 4 Registri italiani (Umbria,
Modena, Parma e Romagna) l’incidenza supera addirittura i 200 casi fra 0-14 anni per milione di
bambini/anno (Steliarova-Foucher et al., 2017).

I pesticidi rappresentano indubbiamente un importante fattore di rischio per l’insorgenza del
cancro sia in età infantile che negli adulti e tutte le principali classi di sostanze (insetticidi, erbicidi,
fungicidi, pesticidi nel loro complesso) risultano responsabili.

Dai primi studi condotti sulla grande coorte degli agricoltori U.S.A. già dagli anni 60 (AHS), ma oggi
estesi in molte aree del mondo, anche su popolazioni non professionalmente esposte, è emerso
un incremento di rischio per tutti i tipi di tumore. Una recente revisione (Mostafalou & Abdollahi,
2017) ha estrapolato 243 studi che associano i pesticidi a rischi statisticamente significativi per le
seguenti neoplasie: tumori cerebrali dell’adulto e del bambino, neuroblastoma, cancro ad esofago,
stomaco, colon retto, fegato, vescica, rene, pancreas, tumori dell’osso, sarcomi dei tessuti molli,
prostata, testicolo, mammella, ovaio, cervice uterina, laringe, bocca, lingua, polmone, tiroide,
melanoma.

Le sostanze maggiormente coinvolte sono aldrin, chlordane, heptachlor, lindane cyanazine,
(banditi o non approvati nell’Unione Europea), mancozeb (approvato con scadenza il 31/01/2018),
glifosate, piretroidi, chlorpyrifos (approvati). Particolarmente elevati sono i rischi emersi per
tumori del sistema emolinfopoietico, in particolare linfomi NH e mieloma (Weichental et al 2010).
Anche negli studi epidemiologici condotti in Italia sono emersi rischi più elevati per insorgenza di linfomi NH, leucemie e mieloma multiplo (Miligi et al., 2006; Perrotta et al., 2013; Fazzi et al., 2010).

Di particolare interesse è quanto emerso da uno studio condotto su una coorte di agricoltori
francesi esposti a pesticidi e seguiti per 9 anni: in questa coorte si è dimostrata una drammatica
espansione di cloni di linfociti con traslocazione fra il cromosoma 14 e il 18 (t14;18) primo
passaggio per l’evoluzione linfomatosa (Agopian et al., 2009).

Analoga alterazione cromosomica era stata riscontrata negli individui maggiormente esposti a
diossina dopo l’incidente di Seveso, in cui l’incidenza di tumori del sangue era risultata più elevata.
Sappiamo che a Seveso il reattore conteneva triclorofenolo, sostanza utilizzata ampiamente anche
per la sintesi di pesticidi.

Anche nei bambini figli di agricoltori o comunque esposti a pesticidi aumenta il rischio di cancro, in
particolare di linfomi, leucemie e tumori cerebrali (James R & Karr C, 2012).

Particolarmente a rischio appare l’esposizione in utero: una revisione di 13 studi caso-controllo
pubblicati fra il 1987 e 2009 per indagare il rischio di leucemia infantile ed esposizione residenziale
a pesticidi ha evidenziato che il rischio più elevato, oltre il doppio dell’atteso, si aveva per
esposizione durante la gravidanza anche a pesticidi per uso domestico (Turner MC et al. 2011, Van
Maele-Fabry et al. 2011)

Una ulteriore metanalisi ha confermato, per esposizione “indoor” (in particolare ad erbicidi), un
incremento statisticamente significativo per la leucemia infantile del 46% e del 26% per i linfomi
(Chen et al., 2015)

Risultati analoghi sono emersi di recente da un grande gruppo cooperativo cui erano presenti
anche ricercatori italiani e da cui in particolare risulta un incremento statisticamente significativo
del 55% di leucemie mieloidi nella prole per esposizione a pesticidi durante la gravidanza (Bailey et
al., 2015).

Tuttavia, anche l’esposizione preconcezionale paterna a pesticidi rappresenta un fattore di rischio
per l’insorgenza di cancro nella prole: per i tumori cerebrali, ad esempio, il rischio più elevato (OR
=2.3) si registra proprio per questo fattore che risulta quindi più pericoloso della stessa
esposizione in utero o nell’infanzia. (Kunkle et al., 2014) .

Ma non sono solo tumori del sistema emolinfopoietico e cerebrali a subire un incremento del
rischio. Uno studio condotto in Spagna su 3.350 casi di cancro infantile e 20.365 controlli sani ha
analizzato la presenza e l’intensità della attività agricola entro un 1 km dalla residenza dei bambini.
È emerso che tutte le tipologie di cancro infantile, dai neuroblastomi ai sarcomi, dai tumori epatici
a quelli renali sono aumentati, spesso in modo elevato e statisticamente significativo, vedi Tabella
1 (Gómez-Barroso et al., 2016).


Tab. 1. Significatività dell’aumento di neoplasie infantili in Spagna (da: Gómez-Barroso et al., 2016)

Patologie respiratorie

Numerosi sintomi e alterazioni della funzione polmonare si osservano per esposizione a pesticidi,
in particolare: dispnea, irritazione delle vie respiratorie, gola secca/mal di gola, tosse, senso di
costrizione toracica, rinorrea. Asma, Bronchite Cronica e Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva
(BPCO) sono risultate le patologie maggiormente correlate ( Ming Y 2013) In particolare l’asma è
stata riconosciuta come la più comune malattia polmonare correlata ad esposizioni professionali:
tra gli agricoltori U.S.A. di sesso maschile si è dimostrata una associazione statisticamente
significativa, variabile dal +100% al + 134%, tra insorgenza in età adulta di asma atopico e utilizzo
di coumaphos, eptachlor, parathion, dibromoetilene ed una miscela 80/20 di tetracloruro di
carbonio/solfuro di carbonio (Hoppin et al., 2006). Tra le donne, l’esposizioni a pesticidi quali
carbaril, coumaphos, DDT, malathion, parathion, permetrina, forate, erbicidi (2,4-D e glifosate) e
un fungicida (metalaxil) è risultata maggiormente associata con l’asma atopico che non con quello
non atopico.

In uno studio caso-controllo su agricoltori in India si è registrato un incremento del rischio del
154% di bronchite cronica per esposizioni ad organofosfati e carbammati (Chakraborty et al.,
2009). Parimenti nella grande coorte AHS è emerso che l’esposizione a organoclorurati (eptacloro,
clordano, DDT, lindano e toxafene), organofosforici (coumaphos, diazinon, diclorvos, malathion e
parathion) carbammati, permetrina, erbicidi clorofenossici (2,4,5-TP 2,4,5-T) e due erbicidi
(chlorimuron-etile e olio di petrolio) comportava un rischio statisticamente significativo di
bronchite cronica (Hoppin et al., 2007).

Patologie neurologiche

Le principali patologie neurodegenerative correlate a pesticidi sono: Morbo di Parkinson,
Alzheimer e Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA): di particolare rilievo appare l’esposizione a lungo
termine e a basse dosi di paraquat, maneb, dieldrin, piretroidi ed organofosforici. Sempre più
inoltre emerge il ruolo dell’esposizione precoce in utero per malattie neurodegenerative che si
manifestano nell’età adulta (Modgil S et al 2014). Vi è inoltre una crescente mole di conoscenze
che evidenzia seri rischi da esposizione a pesticidi per il cervello in via di sviluppo e conseguenti
sequele neuropsichiche nell’infanzia.

Morbo di Parkinson:

nello studio condotto sull’ampia coorte degli agricoltori americani (AHS) è
emerso che anche l’esposizione residenziale rappresentava un fattore di rischio. Le categorie di
pesticidi maggiormente responsabili per insorgenza di Parkinson sono risultati gli
organofosforici, i carbammati, gli organoclorurati, i piretroidi (Kamel F. et al 2007) . Una
metanalisi del 2012 che ha rivisto la letteratura aggiornata, tra cui 39 studi caso-controllo, 4
studi di coorte e 3 studi trasversali, ha evidenziato che l’esposizione ad insetticidi ed erbicidi
comportava complessivamente un incremento del rischio di Parkinson statisticamente
significativo del + 62% (Van der Mark et al., 2012). Nel 2013 il Morbo di Parkinson è stato
riconosciuto come malattia professionale in Francia.


Morbo di Alzheimer:

qui il ruolo eziopatogenetico dei pesticidi appare minore rispetto al
Parkinson, tuttavia molto recentemente si sono aggiunte interessanti evidenze. Nel 2010 è
stato pubblicato un ampio studio di coorte longitudinale che ha dimostrato come le persone
anziane che vivono in una zona agricola mostrano un più alto tasso di deficit di performance
cognitiva e rischio di malattia di Alzheimer (Jones Net al, 2010). Anche un altro studio ecologico
condotto in Andalusia ha evidenziato che le persone che vivono nelle zone più contaminate dapesticidi hanno un aumento del rischio di malattia di Alzheimer, come pure di altre patologie
neurodegenerative (Parkinson, sclerosi multipla) e psichiatriche (psicosi e tentativi di suicidio)
(Parron T. et al 2011).


Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA):

è la forma più comune delle malattie del motoneurone
caratterizzata da esito invariabilmente fatale, numerosi sono i fattori di rischio ipotizzati fra cui
le esposizioni ad agenti chimici. Un grande studio caso-controllo condotto da McGuire e
colleghi nel 1997 è stato il punto di partenza delle indagini che hanno correlato pesticidi e SLA.
In questo studio, è stata valutata l’esposizione professionale a tre gruppi di sostanze chimiche:
solventi, metalli e pesticidi; i risultati hanno mostrato il ruolo predominante di questi ultimi. Nel
2012 è stata pubblicata una metanalisi condotta nella grande coorte AHS che ha evidenziato un
incremento del rischio di SLA (statisticamente significativo) del + 95% per esposizione a pesticidi
nel loro insieme (Kamel et al., 2012)


Effetti sul cervello in via di sviluppo:

Di particolare rilevo sono gli effetti di tali sostanze per esposizioni in utero: una mole crescente di conoscenze correla l’esposizione a questi agenti, oltre che a metalli pesanti, solventi, diossine etc, ad una “pandemia silenziosa”. Con questo termine si indica un insieme di defict neuropsichici e comportamentali, spesso subdoli e di diversa gravità, che sempre più si verificano nell’infanzia e che vanno dai disturbi dello spettro autistico, ai deficit di attenzione ed iperattività, alla dislessia e a deficit cognitivi fino alla
riduzione del Quoziente Intellettivo (QI).

Molti pesticidi sono infatti lipofili e durante la vita fetale il cervello, che è l’unico organo in cui è presente tessuto adiposo, diventa un vero e proprio organo bersaglio per questi agenti.


Già nel 2006 su Lancet era comparso un allarmante articolo con un elenco di 202 sostanze, tra
cui 90 pesticidi, note per essere tossiche per il cervello umano (Grandjean & Landrigan, 2006).


Recentemente gli stessi Autori hanno ripreso l’argomento sottolineando come in particolare il
chlorpyrifos sia implicato in questo tipo di rischi e come sia indispensabile una politica di
prevenzione globale per arginare questa vera e propria epidemia (Grandiean & Landrigan,
2014). Nello specifico si è dimostrato che i bambini con livelli più alti di tracce di metaboliti di
insetticidi quali i derivati degli organofosforici presentano un rischio quasi doppio di sviluppare
deficit di attenzione ed iperattività rispetto a quelli con livelli di “normale” contaminazione
(Bouchard et al., 2010).


In seguito altri studi condotti indipendentemente presso l’Università di Berkeley, il Mt. Sinai
Medical Center e la Columbia University hanno dimostrato con accurate valutazioni di
biomonitoraggio (misurazioni dei metaboliti sulle urine o alla nascita sul cordone ombelicale)
che le donne esposte durante la gravidanza ai pesticidi, hanno maggiori probabilità di dare alla
luce figli meno intelligenti della media. Un ampio studio di coorte condotto su 329 bambini
sottoposti all’età di 7 anni a valutazione del Quoziente Intellettivo (QI) ed in cui erano stati
dosati metaboliti degli organofosfati sia sulle urine materne in gravidanza che successivamente
nella prima infanzia, ha dimostrato per i bambini maggiormente esposti in utero una
diminuzione fino a 7 punti del QI (Bouchard MF et al, 2011).

Fonte: 

Di seguito il PDF completo della relazione.

Con la descrizione degli inquinanti rilevati in fiumi, acque di superficie ecc.

Clikka sul Link e scaricalo.

2017.12.-Contaminazione-pesticidi-Italia-finale “file in pdf completo da scaricare”.

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