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Inquinamento da pesticidi in Italia

Inquinamento da pesticidi in Italia

A cura di: Pietro Massimiliano Bianco

Di seguito il PDF completo della relazione.

Con la descrizione degli inquinanti rilevati in fiumi, acque di superficie ecc.

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2017.12.-Contaminazione-pesticidi-Italia-finale “file in pdf completo da scaricare”.

Estratto  del pdf.

Premessa

L’utilizzo di pesticidi, sostenuto dai media in maniera aggressiva, rappresenta una preoccupazione globale: si stima che a causa dell’avvelenamento acuto da pesticidi, almeno 200.000 persone perdano la vita ogni anno.

La stragrande maggioranza di questi decessi avviene nei paesi in via di sviluppo, dove le norme sanitarie, di sicurezza e ambientali sono meno incisive e applicate con minor rigore, ma nonostante ciò il tasso di impiego di questi prodotti è in forte aumento.

Gli antiparassitari, di contro, provocano una serie di danni enormi.

E’ ormai assodato in modo inequivocabile che l’esposizione a pesticidi comporta non solo gravi ed irreversibili alterazioni a carico dell’ambiente, dei suoli, degli ecosistemi e di svariate forme di vita, ma si correla anche a gravi conseguenze sulla salute umana.

Questi effetti, dapprima evidenziatisi per esposizioni professionali, riguardano oggi tutta la popolazione umana, stante l’utilizzo sempre più massiccio e diffuso di questi prodotti in ogni parte del pianeta ed la loro presenza costante in aria, acqua, suolo, cibo e nello stesso latte materno.

Queste conseguenze sono particolarmente gravi per esposizioni – anche a dosi minimali – che si verificano durante la vita embrio-fetale e la prima infanzia, comportando in special modo danni sullo sviluppo cerebrale e rischio di malattie non solo nell’infanzia, ma anche nelle fasi più tardive della vita.

I pesticidi hanno dimostrato di alterare l’omeostasi dell’organismo umano in quanto in grado di indurre molteplici e complesse disfunzioni a carico praticamente di tutti gli apparati, organi e sistemi, comportando quindi patologie di tipo endocrino, nervoso, immunitario, respiratorio, cardiovascolare, riproduttivo, renale. Vi è ormai evidenza di forte correlazione fra esposizione a pesticidi e patologie in costante aumento quali: cancro, malattie respiratorie, Parkinson, Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), autismo, deficit di attenzione ed iperattività, diabete, infertilità, disordini riproduttivi, malformazioni fetali, disfunzioni metaboliche e tiroidee. La possibilità che tali disfunzioni si trasmettano anche alle generazioni future, attraverso alterazioni epigenetiche della linea germinale, non può che accrescere le nostre preoccupazioni, stimolandoci a ricercare e realizzare pratiche agronomiche in grado di soddisfare i bisogni alimentari delle popolazioni senza comprometterne in modo, forse irrimediabile, la salute.

Dal momento che sono soprattutto le esposizioni precoci, in particolare in utero, quelle più pericolose e alla luce di quanto emerso da alcuni studi che hanno dimostrato l’effetto protettivo della alimentazione biologica, riteniamo che la popolazione debba essere adeguatamente informata per scelte più consapevoli. E’ auspicabile inoltre che il biologico non rimanga un privilegio per pochi, ma un diritto per tutti, specie nelle fasi della vita più delicate quali gravidanza, allattamento ed infanzia.

Una recente metanalisi dell’Università di Berkeley (Ponisio et al., 2014) ha esaminato 115 ricerche scientifiche per confrontare agricoltura biologica e convenzionale, concludendo che, almeno per alcune colture, non vi sono prove per affermare che l’agricoltura convenzionale sia più efficiente e dia rese maggiori rispetto a quella biologica. Ha soprattutto affermato che: “aumentare la percentuale di agricoltura che utilizza metodi biologici e sostenibili non è una scelta, è una necessità. Non possiamo semplicemente continuare a produrre cibo senza prenderci cura del nostro suolo, dell’acqua e della biodiversità”.

 

1 Stockholm Convention. Status of ratification.

http://chm.pops.int/Countries/StatusofRatifications/tabid/252/Default.aspx .

 

Il problema delle conseguenze per la salute umana da esposizione “ cronica” a pesticidi , ovvero dell’esposizione a dosi piccole e prolungate nel tempo non riguarda solo la popolazione esposta per motivi lavorativi, ma tutta la popolazione generale, essendo queste molecole o i loro metaboliti, spesso ancor più tossici e persistenti, ormai stabilmente presenti sia nelle matrici ambientali ( aria, acqua, suolo) che nella catena alimentare e nei nostri stessi corpi, ritrovandosi nel latte materno, nel cordone ombelicale e nelle urine di donne gravide. Una mole crescente di evidenze scientifiche conferma come l’esposizione cronica a pesticidi possa comportare alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio.

Vi è necessità di una “nuova agricoltura” (Polyxeni et al., 2016) in grado di preservare la qualità dei suoli, la salubrità del cibo e quindi della salute umana perché ormai, “aumentare la percentuale di agricoltura che utilizza metodi biologici e sostenibili non è una scelta, è una necessità. Non possiamo semplicemente continuare a produrre cibo senza prenderci cura del nostro suolo, dell’acqua e della biodiversità”2.

I costi umani, sociali ed economici correlati all’esposizione a pesticidi non sono più tollerabili ed affinchè non debba ulteriormente crescere l’elenco delle “Lezioni imparate in ritardo da pericoli conosciuti in anticipo” (EEA, 2013) si devono promuovere senza esitazioni attività produttive ed agricole che non prevedano l’uso della chimica di sintesi, quali i metodi di tipo biologico/biodinamico, in grado di rispettare e preservare non solo l’ambiente in cui viviamo, ma soprattutto la salute umana ed in special modo quella delle generazioni a venire.

 

2 Friends of the Earth Europe, 2016. Farming for the future: Agroecological Solutions to Feed the World https://www.foeeurope.org/sites/default/files/agriculture/2016/farming_for_the_future.pdf

 

Esposizione a pesticidi e rischi per la salute umana Patrizia Gentilini

ISDE – Medici per l’ambiente

In base alle loro proprietà chimiche, i pesticidi sono classificati in queste classi principali: organoclorurati (OC), organofosforici (OP), carbammati, ditiocarbammati, piretroidi, fenossiderivati, triazine, ammidi e cumarinici. I pesticidi possono anche essere classificati in base al loro meccanismo d’azione. Ad esempio, OC, OP e insetticidi piretroidi sono progettati come neurotossine, alcuni erbicidi come i fenossiderivati sono analoghi agli ormoni vegetali (auxino-simili), altri come triazine e urea alterano fisiologici processi metabolici e i rodenticidi cumarinici bloccano l’attivazione della vitamina K e quindi hanno proprietà emorragiche. Alcuni fungicidi quali i ditiocarbammati alterano i processi energetici cellulari e inducono stress ossidativo.

Per brevità non si affronterà in questo testo il problema dell’avvelenamento acuto da pesticidi che può avvenire sia in modo volontario (suicidi) o accidentale; il problema non è certo di secondaria importanza dal momento che secondo l’OMS si contano ogni anno oltre 26 milioni di casi di avvelenamento con 258.000 decessi annui a livello mondiale e negli U.S.A il 45% di tutti gli avvelenamenti da pesticidi si registra nei bambini (Prüss et al., 2011).

Non si affronterà neppure il problema legato ad incidenti nel sistema di produzione/stoccaggio (esplosioni/incendi ed altro), problema anche questo tutt’altro che trascurabile: si pensi al disastro di Bhopal (India) nel 1984 con la fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile che causò ben 8.000 morti nel territorio circostante e 500.000 intossicati o all’incidente alla Farmoplant, in Toscana, che nel 1988 comportò fuoriscita del “rogor” con formazione di una nube tossica che si diffuse per oltre 2000 km2 in Versilia, per non parlare dell’incidente di Seveso nel 1976 con lo scoppio di un reattore contenente triclorofenolo, sostanza chimica utilizzata anche come precursore di pesticidi.

Si affronterà viceversa il problema delle conseguenze per la salute umana da esposizione “ cronica” a pesticidi, ovvero dell’esposizione a dosi piccole e prolungate nel tempo che, come vedremo, non riguarda solo la popolazione esposta per motivi lavorativi, ma riguarda ormai tutta la popolazione generale (fig. 1).

Figura 1. Esposizione «cronica» e «a basse dosi»

L’esposizione a pesticidi può realizzarsi infatti non solo per motivi occupazionali, ma anche per ingestione di acqua o alimenti contaminati e per motivi residenziali. Questa ultima possibilità riguarda non solo chi vive in prossimità di aree agricole, ma anche l’ambito cittadino, per impropri trattamenti antizanzare o controllo del verde. Pesticidi sono sempre più frequentemente ritrovati nelle acque superficiali e profonde ed in oltre 1/3 degli alimenti che portiamo in tavola e sempre più spesso sotto forma di multi-residuo (contemporanea presenza di più pesticidi nello stesso campione).

Nessuno stupore desta quindi il fatto che indagini di biomonitoraggio (Freire et al., 2017; Haines et al., 2017; Ramos et al., 2017; Müller et al., 2017) evidenzino pesticidi nel plasma, nel cordone ombelicale o nelle urine anche in gravidanza: una recentissima ricerca “spontanea” sulle urine di 14 donne gravide romane, non professionalmente esposte, ha dimostrato in tutte la presenza di glifosate a dosi variabili a 0,43 ng/ml fino a 3,48 ng/ml3!

La mole più ampia di conoscenze sulla relazione fra esposizione a pesticidi e patologie croniche proviene dai dati dell’Agricoltural Health Study (AHS)4, grande studio prospettico di coorte che ha arruolato fra il 1993 ed il 1997 tutti gli agricoltori e le loro famiglie residenti in North Carolina e Iowa (N=89655), e dalle indagini sui veterani americani esposti all’Agente Arancio, defoliante ampiamente usato durante la guerra del Vietnam, ma in seguito studi sperimentali ed indagini epidemiologiche condotte non solo su lavoratori, ma anche su popolazioni residenzialmente esposte sono state condotte in ogni parte del mondo.

Una quantità crescente di evidenze scientifiche documenta in modo incontestabile che per esposizione cronica a pesticidi si registra un incremento del rischio di tumori nell’adulto e nel bambino, patologie metaboliche, neurodegenerative, polmonari, cardiovascolari, renali, nonché malformazioni, disordini riproduttivi, patologie autoimmuni. soprattutto danni al cervello in via di sviluppo con conseguenti deficit alla sfera cognitiva, comportamentale, sensoriale, motoria fino ad una riduzione del Quoziente di Intelligenza (Mostafalou & Abdollahi, 2013). Tali rischi inoltre sono ancor più elevati se l’esposizione avviene nelle fasi più precoci della vita, a cominciare dal periodo embrio-fetale (Roberts & Karr, 2012) e tutto ciò comporta importanti e negative ricadute sulla salute pubblica con conseguenti costi anche economici per l’intera società.

Esposizione cronica a pesticidi

I pesticidi possono entrare in contatto con l’organismo sia per assorbimento cutaneo, grazie alla loro liposolubilità (organofosfati, carbammati, organoclorurati, DDT, lindano, aldrin e clordano) che per inalazione aerea o ingestione (piretroidi, erbicidi, clorofenoli). Età, sesso, stato nutrizionale, abitudini personali e variabilità genetica individuale influenzano grandemente la suscettibilità ai pesticidi.

L’enzima paraoxonasi 1 (PON1) ha un ruolo fondamentale nella detossificazione di numerosi derivati dai pesticidi organofosforici e alcuni polimorfismi del gene PON1 possono aumentare la suscettibilità a tali pesticidi e influenzare il neurosviluppo in bambini in età scolare. È stato anche dimostrato che ridotte concentrazioni di enzima PON1 durante la gravidanza possono aumentare la suscettibilità di bambini alla neurotossicità da pesticidi organfosforici (Eskenazi et al., 2014).

I pesticidi possono generare conseguenze negative per la salute della generazione successiva per esposizioni genitoriali (sia paterna che materna) anche avvenute prima del concepimento (Kunkle, et al, 2014; Bailey et al 2014 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=24700406 ) Soprattutto nel caso delle esposizioni paterne, in particolare, il rischio può trasmettersi per alterazioni delle cellule germinali.

3 Glifosato, ricerca Salvagente lo trova in donne incinte.

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2017/05/24/glifosato-ricerca-salvagente-lo-trova-in-donne-incinte-roma_21333be2-d5b4-455d-9211-a3371754d472.html

4 Sito: https://aghealth.nih.gov/

 

Figura 2: Esposizione cronica: come avviene.

Le principali modalità con cui può avvenire l’esposizione (fig. 2) sono quindi:

– esposizione professionale

Può avvenire durante la produzione, il trasporto, la preparazione e l’applicazione di pesticidi. I principali fattori coinvolti in questo tipo di esposizione includono l’intensità di applicazione, la frequenza, la durata e il metodo, il rispetto delle norme di sicurezza, l’uso di dispositivi di protezione individuale, nonché i profili fisico-chimici e tossicologici dei pesticidi in uso. Anche membri della famiglia di coloro che utilizzano pesticidi possono avere notevoli rischi per sversamenti accidentali, perdite, usi non corretti di attrezzature e non rispetto della sicurezza e delle linee guida.

– esposizione ambientale/residenziale

È ampiamente documentato che vivere vicino ai luoghi in cui i pesticidi vengono utilizzati, fabbricati o smaltiti può aumentare in modo significativo l’esposizione umana per inalazione e contatto con aria, acqua e suolo. Di particolare rilievo è anche l’effetto “deriva”: ovvero la dispersione aerea di particelle di miscela di pesticidi che non raggiungono il bersaglio, ma si diffondono nell’ambiente circostante. In presenza di coltivazioni intensive confinanti con residenze private o luoghi pubblici (scuole, asili, parchi ecc.) è possibile quindi la contaminazione dei residenti e della popolazione che vi si trova. Questo tipo di contaminazione è particolarmente importante se lo spargimento avviene con atomizzatori ed in condizioni di ventosità.

Importanti sono anche i rischi connessi con l’utilizzo domestico di tali sostanze, ad es. le “bombe per le pulci” o l’utilizzo per piante da appartamento, giardinaggio, o per disinfestazione di animali. Anche i prodotti adulticidi per le zanzare non sono esenti da rischi. In particolare i piretroidi di 3° generazione (le molecole più in uso) sono molto più persistenti ed attivi rispetto alle piretrine naturali. La permetrina, la sostanza più in uso fra i piretroidi di sintesi, ha dimostrato di indurre uno stress ossidativo attraverso alterazioni del citocromo P450, di interferire con le vie enzimatiche dell’aldeidodeirogenasi e carbossilasi e di indurre una tossicità ad ampio spettro: ematica, epatica, cardiaca, neurologica e sul sistema immune e riproduttivo (Wang et al., 2016).

 

– esposizione attraverso la dieta per presenza di residui nell’acqua o negli alimenti

Questa modalità è di grande importanza e riguarda potenzialmente tutti i consumatori.

L’ultimo rapporto “Pesticidi nelle acque” (ISPRA, 2016) evidenzia una “ampia diffusione della contaminazione” ed il rilevamento nelle acque superficiali e profonde di ben “224 sostanze diverse, un numero più elevato degli anni precedenti” con riscontro di ben 36 sostanze in unico campione. Il tema delle miscele di sostanze è particolarmente preoccupante in quanto: “la valutazione di rischio, infatti, nello schema tradizionale considera gli effetti delle singole sostanze, e non tiene conto dei possibili effetti delle miscele che possono essere presenti nell’ambiente. C’è la consapevolezza, sia a livello scientifico, sia nei consessi regolatori, che il rischio derivante dalle sostanze chimiche sia attualmente sottostimato”.

La sostanza più ritrovata è il glifosate ed il suo metabolita AMPA, ricercati sistematicamente solo in Lombardia. Di recente anche la Regione Toscana ha condotto su un centinaio di campioni di acque destinate al consumo umano la ricerca di questa sostanza ed è emerso che: “l’erbicida glifosate, per quanto ricercato in un numero limitato di campioni a causa della complessità del metodo di analisi, è stato rilevato in una percentuale elevata di analisi, anche superiori a 1 microgrammi/litro”.

Nel 2016 anche in Emilia-Romagna è stata avviata questa indagine ed è emersa una situazione di gravissima contaminazione perché su 20 campionamenti solo 3 erano entro il limite 0,1.tg/l. Le peggiori situazioni sono state trovate a Cesenatico dove nel canale Fossatone il livello di glifosato è 1,2 .tg/l e a Ravenna dove l’AMPA raggiunge 6,1 .tg/l (ARPAE, 2016).

Residui di pesticidi si ritrovano poi non solo in frutta e vegetali (Ministero della Salute, 2015), ma anche in carni, pesce e prodotti lattiero-caseari, grazie al loro bioaccumulo e biomagnificazione nella catena alimentare.

L’ultimo rapporto dell’EFSA condotto su 81.000 campioni provenienti da 27 Stati Membri, Islanda e Norvegia5 (EFSA, 2017) riporta che il 55.4% degli alimenti esaminati contiene livelli di pesticidi che rientrano nei limiti di legge, nell’1,5% dei campioni limiti di legge risultano nettamente superati e nel 27.3% sono presenti residui multipli. La situazione italiana- riportata nel rapporti di Legambiente “Pesticidi nel piatto”- mostra che in Italia il 36.4% dei campioni di frutta e verdura analizzati presenta residui e che sono in aumento (19,9%) i campioni con multiresiduo: addirittura 21 su un solo campione di the. Da queste ampie indagine emerge quindi che in oltre 1/3 degli alimenti che arrivano sulle nostre tavole sono presenti multipli residui di pesticidi e la presenza contemporanea di più sostanze – anche se ciascuna presente entro i “limiti di legge”- non può certo essere considerata scevra di rischi per la salute.

Valutazione del rischio: caratteristiche e limiti

L’attuale valutazione del rischio per esposizione a pesticidi non può ritenersi sufficientemente adeguata per quanto riguarda la tutela della salute umana per i limiti sinteticamente riportati in Tabella 1. Fra le considerazioni più rilevanti vi è il fatto che ogni sostanza viene presa in considerazione singolarmente senza tener conto del multi-residuo e solo di recente si è avviato un percorso a livello europeo per prendere in esame l’effetto “cocktail”. La crescente preoccupazione per la salute pubblica rappresentato dall’esposizione a multi-residuo attraverso la dieta è testimoniata dal fatto che, ad esempio, in Francia è stato avviato uno studio (PERICLES) che si propone di valutare su linee cellulari umane e test di laboratorio gli effetti di 79 residui di pesticidi in 7 diverse miscele (da 2 a 6) presenti abitualmente nella dieta dei francesi. Oggetto di indagine

5 EFSA, 2015. Oltre il 97% degli alimenti contiene residui di pesticidi nei limiti di legge. http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/150312

 

sono svariate funzioni cellulari quali: citotossicità, genotossicità, stress ossidativo, apoptosi, nonché impedenza cellulare in tempo reale e transattivazione del recettore nucleare (Crépet et al., 2013).

Tabella 1: Valutazione del rischio dell’esposizione a pesticidi: caratteristiche e limiti

I limiti di legge sono riferiti a persona adulta di 70 kg e non si tiene conto che dosi anche minimali e ben al di sotto dei limiti di legge possono essere pericolose specie in fasi cruciali della vita ed in  particolare per sostanze che agiscono come “interferenti endocrini” (Mesnage et al., 2014, 2015)

Non si tiene conto della diversa suscettibilità in relazione a fattori genetici, età, genere, stato nutrizionale, abitudini personali.

Ogni sostanza viene valutata singolarmente senza tener conto dell’effetto “cocktail”, ovvero del potenziale effetto sinergico delle miscele (Hernández et al., 2012).

La valutazione del  rischio viene condotta sul principio attivo e non sul formulato commerciale in cui in genere sono presenti coadiuvanti, conservanti, diluenti etc. che rendono il formulato commerciale molto più tossico del principio attivo, questo è il caso ad esempio del glifosate, un erbicida estremamente diffuso anche al di fuori della pratica agronomica, che ha dimostrato su cellule umane coltivate in vitro, maggior tossicità rispetto al principio attivo per la presenza di un surfactante derivato dagli idrocarburi (Martini et al., 2012).

Non si tiene conto del fatto che i metaboliti possono essere più tossici della molecola originaria

La valutazione tossicologica viene fatta su documentazione del proponente (spesso non disponibile a terzi) e non sulla letteratura scientifica pubblicata.

 

Fra i più rilevanti vi è il fatto che ogni sostanza viene presa in considerazione singolarmente senza tener conto del multiresiduo e solo di recente si è avviato un percorso a livello europeo per prendere in esame l’effetto cocktail. Va anche segnalato che possono esistere pareri discordanti sulle valutazioni tossicologiche fra le diverse istituzioni ed il caso del glifosate è a questo proposito paradigmatico. Il glifosate nel marzo 2015 è stato classificato dalla IARC (organo di riferimento dell’OMS) in base ad evidenze sufficenti sugli animali di genotossicità e stress ossidativo e limitate sull’uomo per i linfomi Non Hodgkin, come 2A (cancerogeno probabile) (Guyton et al., 2015), ma dopo 6 mesi l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) rivalutandone il profilo tossicologico ha concluso che “è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo”, proponendo nel contempo nuovi livelli di sicurezza per il controllo dei residui di glifosato negli alimenti (EFSA, 2015b).

Di recente6 anche l’ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche), pur riconoscendo che la sostanza è irritante per gli occhi e dannosa per l’ambiente acquatico, ha confermato il parere dell’EFSA. Numerose sono tuttavia le critiche che sono state sollevate per l’”opacità” e la presenza di conflitti di interesse per gli estensori del parere7.

6 https://echa.europa.eu/information-on-chemicals/cl-inventory-database/-/discli/details/119564

7 Greenpeace. L’ombra del conflitto di interessi sulla valutazione di sicurezza del glifosato

http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Lombra-del-conflitto-di-interessi-sulla-valutazione-di-sicurezza-del-glifosato/

 

Principali meccanismi dell’azione tossica dei pesticidi

Stante le centinaia di principi attivi presenti sul mercato e l’immissione sul mercato di sempre nuove molecole, la conoscenza dettagliata della loro azione tossica sull’uomo, specie se a dosi minimali e prolungata nel tempo, è indubbiamente complessa e difficilmente esaustiva. Tuttavia una crescente mole di studi scientifici e di laboratorio ha evidenziato che queste molecole possono agire ad ampio raggio su tutte le funzioni vitali delle cellule umane inducendo le alterazioni di seguito riportate (Mostafalou & Abdollahi, 2013, vedi anche fig. 3):

  • modificazioni genetiche ed epigenetiche
  • squilibri nella funzione recettoriale con azione di “interferenza endocrina”
  • disfunzione mitocondriale
  • perturbazione della conduzione neuronale per alterazione dei canali ionici,
  • alterazione dell’attività enzimatica specie per interferenza con l’acetilcolinesterasi,
  • stress ossidativo
  • stress del reticolo endoplasmatico e alterata aggregazione delle proteine

A questi effetti se ne aggiungono altri, fondamentali nella patogenesi di malattie metaboliche e cancro, mediati dalla flora batterica intestinale, la cui composizione può essere profondamente modificata (Joly et al., 2013, 2015, Gao et al., 2017) con conseguenze locali (intestino) e sistemiche negative sia in termini di produzione di molecole tossiche e potenzialmente cancerogene (ad es. acidi biliari idrofobici (Gao et al. 2017, (Joly et al., 2013) che di alterazioni metaboliche (Lee et al., 2011).

Questa molteplicità di azioni dà ragione dell’ampia gamma di patologie che risultano correlate, con sufficiente evidenza, all’esposizione a pesticidi quali: vari tipi di cancro, diabete, malattie neurodegenerative come il Parkinson, l’Alzheimer e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), difetti di nascita e vari tipi di disordini riproduttivi. Ci sono anche prove indiziarie sull’associazione di esposizione ai pesticidi con alcune altre malattie croniche (in particolare asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva, malattie cardiovascolari come l’aterosclerosi e la malattia coronarica, nefropatie croniche, malattie autoimmuni come il lupus e l’artrite reumatoide, la sindrome da stanchezza cronica e l’invecchiamento)

Ovviamente la stessa sostanza può presentare più di una azione tossica. Il glifosato, ad esempio, riconosciuto come probabile cancerogeno per i linfomi Non Hodgkin- ha dimostrato di indurre apoptosi e necrosi in cellule umane di derivazione embrionale, placentare e del cordone ombelicale (Benachour & Séralini, 2009), nonché di agire come interferente endocrino specie nella formulazione commerciale per l’azione sinergica di coadiuvanti e coformulanti (Defarge et al., 2016). Altri studi segnalano inoltre l’incremento del rischio di antibiotico-resistenza a ceppi di Escherichia e Salmonella (Kurenbach et al., 2015). Come ben noto ben noto l’antibiotico resistenza è in drammatica espansione e desta una crescente preoccupazione nella comunità scientifica. Da alcuni studi emerge che l’esposizione al glifosato potrebbe comportare altri effetti avversi quali alterazione della permeabilità delle membrane cellulari con conseguenti modifiche nell’assorbimento di nutrienti, vitamine, ferro e microelementi e correlazione con la celiachia, azione neurotossica e di interferente endocrino, stress ossidativo con formazione di radicali liberi, diminuzione dell’attività enzimatica del complesso del citocromo P450, alterazione di una via enzimatica (percorso shikimate), utilizzata sia dai batteri che dagli organismi superiori, tanto che proprio grazie a questa azione è stato registrato anche come antibiotico (Gasnier et al., 2009; Samsel & Seneff, 2013; Gress er al., 2015).

Principali patologie umane correlate a pesticidi

Il problema dell’esposizione cronica a pesticidi e dei conseguenti rischi per la salute umana è stato troppo a lungo sottovalutato anche da parte della comunità scientifica. Oggi, tuttavia, rappresenta un problema di crescente interesse e digitando su un motore di ricerca in data 13 luglio 2017 parole chiave come “pesticides human health” compaiono ben 16.604 lavori scientifici. Digitando “pesticides children” ne compaiono 63368.

Sono migliaia i lavori scientifici che attestano, ormai in modo incontrovertibile, come l’esposizione a pesticidi comporti un incremento statisticamente significativo del rischio di patologie cronico-degenerative oggi in drammatica espansione quali cancro, diabete, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative, cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, infertilità maschile, disfunzioni metaboliche ed ormonali, patologie autoimmuni, disfunzioni renali.

Fra le principali modalità con cui i pesticidi danneggiano la salute umana ricordiamo l’azione neurotossica, di “interferenza endocrina” e l’azione cancerogena.

Interferenza endocrina ( qui si potrebbe mettere immagine della gravida)

Questo termine, introdotto per la prima volta nel 1991, contempla tutte le sostanze di diversa natura (metalli pesanti, diossine, PCB, pesticidi, ritardanti di fiamma, bisfenolo A etc.) che interferiscono con sintesi, secrezione, trasporto, azione, metabolismo o eliminazione degli ormoni. Il meccanismo d’azione presuppone la possibilità di interferire con la capacità delle cellule di

8 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=pesticides+human+health

 

comunicare tra loro attraverso gli ormoni e vastissima è la gamma di effetti negativi per la salute che ne conseguono: difetti alla nascita, deficit riproduttivi, di sviluppo, alterazioni metaboliche, immunitarie, disturbi neuro-comportamentali e tumori ormono-dipendenti. Secondo la Società Europea di Endocrinologia sono circa 1000 le sostanze con questo tipo di azione, ma ben 85.000 quelle in uso e non testate al riguardo. Altra caratteristica comune per le sostanze dotate di questa modalità d’azione è l’assenza di soglie di sicurezza. Paradossalmente dosi minimali possono essere più pericolose delle dosi elevate proprio perché questi agenti mimano l’azione degli ormoni fisiologici che – sappiamo- esplicano i loro effetti a dosi bassissime.

L’Istituto Superiore di Sanità definisce gli interferenti endocrini come “sostanza esogena, o una miscela, che altera la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie o di una (sotto)popolazione”. Queste sostanze quindi possono non solo esplicare effetti negativi sull’individuo esposto, ma anche sulle cellule germinali con effetti trans-generazionali, eventualità che desta ovviamente non poche preoccupazioni. I principali gruppi di pesticidi con questa azione sono: insetticidi clorurati (lindano, dieldrin), fungicidi (vinclozolin, linorun), triazolici (ciproconazolo), imidazoli (imizaloil), triazine (atrazina, simazina), ditiocarbammati (mancozeb), coformulanti (alchifenoli) (Mnif et al. 2011.)

Figura 4. Interferenti Endocrini: Azione «Trans Generazionale»

Neurotossicità

La tossicità neurologica embrio-fetale, infantile e in età adulta è uno dei più importanti effetti della esposizione a pesticidi. Per esposizioni acute ad organofosfati, ad esempio, non solo si riscontrano nell’immediato sintomi a carico del sistema nervoso centrale sia di tipo sensoriale che motorio, ma anche sequele neuropsichiatriche a lungo termine quali deficit nel rilevamento di stimoli e nell’elaborazione delle informazioni, carenze nell’attenzione e nella memoria e maggiore incidenza di depressione.

Allo stesso modo, anche l’esposizione cronica a questi agenti è risultata associata con anomalie neuro-comportamentali tra cui ansia, depressione, sintomi psicotici, sintomi extrapiramidali, deficit nella memoria a breve termine, nell’ apprendimento, nell’attenzione e nell’elaborazione.

I meccanismi con cui la neurotossicità si può esplicare sono molteplici: vi può essere una interferenza con la conduzione nervosa in seguito ad alterazione dei canali ionici come da parte di DDT, DDE, aldrin ,clordano, esaclorobenzene, toxafene, piretroidi, una alterazione delle funzioni mitocondriali, l’avvio di segnali pro-infiammatori come da parte degli erbicidi clorofenossiacetici 2,4-D, una interferenza con la trasmissione neuronale per inibizione dell’acetilcolina esterasi, come da parte degli organofosfati e dei carbammati. Con l’inibizione irreversibile dell’acetilcolinesterasi – enzima essenziale alla funzionalità nervosa – si impedisce la degradazione dell’acetilcolina che si concentra nello spazio sinaptico con gravi alterazioni della neurotrasmissione colinergica (Jett, 2011)

Azione cancerogena

Le modalità con cui i pesticidi esplicano l’azione cancerogena possono essere sia di danno diretto al DNA (frammentazione del DNA, formazione addotti, alterazioni cromosomiche) che, più frequentemente, attraverso modificazioni di tipo epigenetico, ovvero alterazioni della espressione genica o del fenotipo cellulare senza che la sequenza del DNA sia alterata. Le modificazioni di tipo epigenetico sono espressioni di adattamento all’ambiente esterno e sono in grado di alterare l’espressione dei nostri geni condizionando in vari modi le funzionalità cellulari. Nei periodi più critici della crescita possono incidere sullo sviluppo fisiologico e, se trasmesse dai genitori alla prole, potranno influenzare anche quello delle generazioni successive (Lane et al. 2014). Le variazioni epigenetiche sono l’espressione di un continuo scambio di informazioni e di adattamento della vita cellulare nei confronti dell’ambiente in un rapporto dinamico e, nel tempo, anche reversibile se si modificano le condizioni che le hanno indotte (Bollati & Baccarelli, 2010). Tali adattamenti sono quindi la prova evidente di come esista uno stretto rapporto tra ambiente e stato di salute. Le modificazioni di tipo epigenetico si rivelano sempre più importanti – tanto che si parla di “Rivoluzione Epigenetica”- perché sono coinvolte non solo nell’insorgenza del cancro, ma anche in numerosissime altre patologie non tumorali che compaiono sia in età pediatrica che in età adulta, quali malattie metaboliche, neurodegenerative , endocrine etc..

E’ importante sottolineare che l’epigenetica ha in qualche modo “rivoluzionato” il concetto stesso che avevamo del genoma in quanto per lungo tempo – e con una visione estremamente riduzionista e “genocentrica”- si era pensato al DNA come ad una sequenza di geni con specifiche e predeterminate funzioni in cui potevano avvenire mutazioni in modo casuale, ma in cui l’informazione era prevalentemente “a senso unico”: dal centro (gene) alla periferia (cellula), ovvero “un gene = una proteina”. Viceversa l’epigenetica ci ha insegnato che il genoma è qualcosa di molto più “fluido”, in continuo, diretto rapporto con l’ambiente e che l’informazione viaggia molto più dalla periferia (ambiente) al DNA che non viceversa, in quanto le informazioni contenute nel DNA vengono continuamente “silenziate” o “tradotte” e modulate, a seconda dei casi, attraverso meccanismi come metilazione del DNA, acetilazione/deacetilazione degli istoni, espressione di micro RNA non codificanti, a seconda dei segnali fisici, chimici, biologici che provengono dall’ambiente.

Le modificazioni epigenetiche sono, fortunatamente, in gran parte reversibili e se, come l’epigenetica ci insegna, è l’ambiente, nel senso più ampio del termine, ad influenzare il nostre genoma, è ovvio che risanare l’ambiente dovrebbe diventare l’obiettivo prioritario verso cui indirizzare il massimo impegno, perché solo riducendo l’esposizione alle sostanze tossiche e inquinanti si potrebbe davvero salvaguardare la salute umana (Prevenzione Primaria) (Landrigan & Fuller, 2016 )

Verranno di seguito analizzate le più importanti patologie connesse con l’esposizione a pesticidi e si segnala che un dettagliato update sull’argomento è stato di recente condotto prendendo in esame 7419 articoli scientifici pubblicati a partire dal 1980 (Mostafalou & Abdollahi, 2017).

Cancro

Sotto il termine generico di “cancro” si comprendono oltre un centinaio di patologie tumorali diverse che possono insorgere in qualunque distretto dell’organismo9. Il cancro è la seconda causa di morte a livello globale e nel 2015 si sono registrati 8.8 milioni di decessi e 14 milioni di nuovi casi, ma si valuta (fonte: OMS) che l’incidenza possa aumentare del 70% nei prossimi 20 anni. Secondo i dati nazionali dei registri tumori (AIRTUM), in Italia la probabilità di ricevere una diagnosi di cancro nel corso della vita (0-84 anni) riguarda ormai un uomo su due ed una donna su tre10. In particolare sono in aumento i tumori alla mammella, pancreas, testicolo, cervello, i linfomi e il melanoma. Preoccupa soprattutto il costante incremento di cancro in bambini e adolescenti.

A livello globale si è passati da un tasso standardizzato calcolato sulla popolazione mondiale di 124 casi per milione di bambini fra 0 e 14 anni nel 1980 a 140 casi nel 2010. Emerge inoltre che l’area del mondo in cui si registra la più elevata incidenza sia fra 0-14 anni che fra 15-19 è il Sud Europa, in cui sono compresi Croazia, Cipro, Italia, Malta, Portogallo, Spagna. Per l’Italia hanno partecipato all’indagine solo 15 registri su 47 accreditati e spicca sicuramente l’assenza di registri “storici” quali quello di Firenze/Prato e del Veneto.

Calcolando poi l’incidenza per ogni singolo Registro sia del Sud Europa che dell’Europa del Nord, dell’Est e dell’Ovest emergono risultati inquietanti, perché in Italia si osservano le più elevate incidenze rispetto a tutti gli altri paesi del continente europeo e in 4 Registri italiani (Umbria, Modena, Parma e Romagna) l’incidenza supera addirittura i 200 casi fra 0-14 anni per milione di bambini/anno (Steliarova-Foucher et al., 2017).

I pesticidi rappresentano indubbiamente un importante fattore di rischio per l’insorgenza del cancro sia in età infantile che negli adulti e tutte le principali classi di sostanze (insetticidi, erbicidi, fungicidi, pesticidi nel loro complesso) risultano responsabili.

Dai primi studi condotti sulla grande coorte degli agricoltori U.S.A. già dagli anni 60 (AHS), ma oggi estesi in molte aree del mondo, anche su popolazioni non professionalmente esposte, è emerso un incremento di rischio per tutti i tipi di tumore. Una recente revisione (Mostafalou & Abdollahi, 2017) ha estrapolato 243 studi che associano i pesticidi a rischi statisticamente significativi per le seguenti neoplasie: tumori cerebrali dell’adulto e del bambino, neuroblastoma, cancro ad esofago, stomaco, colon retto, fegato, vescica, rene, pancreas, tumori dell’osso, sarcomi dei tessuti molli, prostata, testicolo, mammella, ovaio, cervice uterina, laringe, bocca, lingua, polmone, tiroide, melanoma.

Le sostanze maggiormente coinvolte sono aldrin, chlordane, heptachlor, lindane cyanazine, (banditi o non approvati nell’Unione Europea), mancozeb (approvato con scadenza il 31/01/2018), glifosate, piretroidi, chlorpyrifos (approvati). Particolarmente elevati sono i rischi emersi per tumori del sistema emolinfopoietico, in particolare linfomi NH e mieloma (Weichental et al 2010). Anche negli studi epidemiologici condotti in Italia sono emersi rischi più elevati per insorgenza di linfomi NH, leucemie e mieloma multiplo (Miligi et al., 2006; Perrotta et al., 2013; Fazzi et al., 2010).

9 http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs297/en/

10 http://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2016/I_numeri_del_cancro_2016.pdf

 

Di particolare interesse è quanto emerso da uno studio condotto su una coorte di agricoltori francesi esposti a pesticidi e seguiti per 9 anni: in questa coorte si è dimostrata una drammatica espansione di cloni di linfociti con traslocazione fra il cromosoma 14 e il 18 (t14;18) primo passaggio per l’evoluzione linfomatosa (Agopian et al., 2009).

Analoga alterazione cromosomica era stata riscontrata negli individui maggiormente esposti a diossina dopo l’incidente di Seveso, in cui l’incidenza di tumori del sangue era risultata più elevata. Sappiamo che a Seveso il reattore conteneva triclorofenolo, sostanza utilizzata ampiamente anche per la sintesi di pesticidi.

Anche nei bambini figli di agricoltori o comunque esposti a pesticidi aumenta il rischio di cancro, in particolare di linfomi, leucemie e tumori cerebrali (James R & Karr C, 2012).

Particolarmente a rischio appare l’esposizione in utero: una revisione di 13 studi caso-controllo pubblicati fra il 1987 e 2009 per indagare il rischio di leucemia infantile ed esposizione residenziale a pesticidi ha evidenziato che il rischio più elevato, oltre il doppio dell’atteso, si aveva per esposizione durante la gravidanza anche a pesticidi per uso domestico (Turner MC et al. 2011, Van Maele-Fabry et al. 2011)

Una ulteriore metanalisi ha confermato, per esposizione “indoor” (in particolare ad erbicidi), un incremento statisticamente significativo per la leucemia infantile del 46% e del 26% per i linfomi (Chen et al., 2015)

Risultati analoghi sono emersi di recente da un grande gruppo cooperativo cui erano presenti anche ricercatori italiani e da cui in particolare risulta un incremento statisticamente significativo del 55% di leucemie mieloidi nella prole per esposizione a pesticidi durante la gravidanza (Bailey et al., 2015).

Tuttavia, anche l’esposizione preconcezionale paterna a pesticidi rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza di cancro nella prole: per i tumori cerebrali, ad esempio, il rischio più elevato (OR =2.3) si registra proprio per questo fattore che risulta quindi più pericoloso della stessa esposizione in utero o nell’infanzia. (Kunkle et al., 2014) .

Ma non sono solo tumori del sistema emolinfopoietico e cerebrali a subire un incremento del rischio. Uno studio condotto in Spagna su 3.350 casi di cancro infantile e 20.365 controlli sani ha analizzato la presenza e l’intensità della attività agricola entro un 1 km dalla residenza dei bambini. È emerso che tutte le tipologie di cancro infantile, dai neuroblastomi ai sarcomi, dai tumori epatici a quelli renali sono aumentati, spesso in modo elevato e statisticamente significativo, vedi Tabella 1 (Gómez-Barroso et al., 2016).

Tab. 1. Significatività dell’aumento di neoplasie infantili in Spagna (da: Gómez-Barroso et al., 2016)

Patologie respiratorie

Numerosi sintomi e alterazioni della funzione polmonare si osservano per esposizione a pesticidi, in particolare: dispnea, irritazione delle vie respiratorie, gola secca/mal di gola, tosse, senso di costrizione toracica, rinorrea. Asma, Bronchite Cronica e Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) sono risultate le patologie maggiormente correlate ( Ming Y 2013) In particolare l’asma è stata riconosciuta come la più comune malattia polmonare correlata ad esposizioni professionali: tra gli agricoltori U.S.A. di sesso maschile si è dimostrata una associazione statisticamente significativa, variabile dal +100% al + 134%, tra insorgenza in età adulta di asma atopico e utilizzo di coumaphos, eptachlor, parathion, dibromoetilene ed una miscela 80/20 di tetracloruro di carbonio/solfuro di carbonio (Hoppin et al., 2006). Tra le donne, l’esposizioni a pesticidi quali carbaril, coumaphos, DDT, malathion, parathion, permetrina, forate, erbicidi (2,4-D e glifosate) e un fungicida (metalaxil) è risultata maggiormente associata con l’asma atopico che non con quello non atopico.

In uno studio caso-controllo su agricoltori in India si è registrato un incremento del rischio del 154% di bronchite cronica per esposizioni ad organofosfati e carbammati (Chakraborty et al., 2009). Parimenti nella grande coorte AHS è emerso che l’esposizione a organoclorurati (eptacloro, clordano, DDT, lindano e toxafene), organofosforici (coumaphos, diazinon, diclorvos, malathion e parathion) carbammati, permetrina, erbicidi clorofenossici (2,4,5-TP 2,4,5-T) e due erbicidi (chlorimuron-etile e olio di petrolio) comportava un rischio statisticamente significativo di bronchite cronica (Hoppin et al., 2007).

Patologie neurologiche

Le principali patologie neurodegenerative correlate a pesticidi sono: Morbo di Parkinson, Alzheimer e Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA): di particolare rilievo appare l’esposizione a lungo termine e a basse dosi di paraquat, maneb, dieldrin, piretroidi ed organofosforici. Sempre più inoltre emerge il ruolo dell’esposizione precoce in utero per malattie neurodegenerative che si manifestano nell’età adulta (Modgil S et al 2014). Vi è inoltre una crescente mole di conoscenze che evidenzia seri rischi da esposizione a pesticidi per il cervello in via di sviluppo e conseguenti sequele neuropsichiche nell’infanzia.

Morbo di Parkinson: nello studio condotto sull’ampia coorte degli agricoltori americani (AHS) è emerso che anche l’esposizione residenziale rappresentava un fattore di rischio. Le categorie di pesticidi maggiormente responsabili per insorgenza di Parkinson sono risultati gli organofosforici, i carbammati, gli organoclorurati, i piretroidi (Kamel F. et al 2007) . Una metanalisi del 2012 che ha rivisto la letteratura aggiornata, tra cui 39 studi caso-controllo, 4 studi di coorte e 3 studi trasversali, ha evidenziato che l’esposizione ad insetticidi ed erbicidi comportava complessivamente un incremento del rischio di Parkinson statisticamente significativo del + 62% (Van der Mark et al., 2012). Nel 2013 il Morbo di Parkinson è stato riconosciuto come malattia professionale in Francia.

Morbo di Alzheimer: qui il ruolo eziopatogenetico dei pesticidi appare minore rispetto al Parkinson, tuttavia molto recentemente si sono aggiunte interessanti evidenze. Nel 2010 è stato pubblicato un ampio studio di coorte longitudinale che ha dimostrato come le persone anziane che vivono in una zona agricola mostrano un più alto tasso di deficit di performance cognitiva e rischio di malattia di Alzheimer (Jones Net al, 2010). Anche un altro studio ecologico condotto in Andalusia ha evidenziato che le persone che vivono nelle zone più contaminate da  pesticidi hanno un aumento del rischio di malattia di Alzheimer, come pure di altre patologie neurodegenerative (Parkinson, sclerosi multipla) e psichiatriche (psicosi e tentativi di suicidio) (Parron T. et al 2011).

Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA): è la forma più comune delle malattie del motoneurone caratterizzata da esito invariabilmente fatale, numerosi sono i fattori di rischio ipotizzati fra cui le esposizioni ad agenti chimici. Un grande studio caso-controllo condotto da McGuire e colleghi nel 1997 è stato il punto di partenza delle indagini che hanno correlato pesticidi e SLA. In questo studio, è stata valutata l’esposizione professionale a tre gruppi di sostanze chimiche: solventi, metalli e pesticidi; i risultati hanno mostrato il ruolo predominante di questi ultimi. Nel 2012 è stata pubblicata una metanalisi condotta nella grande coorte AHS che ha evidenziato un incremento del rischio di SLA (statisticamente significativo) del + 95% per esposizione a pesticidi nel loro insieme (Kamel et al., 2012)

Effetti sul cervello in via di sviluppo: Di particolare rilevo sono gli effetti di tali sostanze per esposizioni in utero: una mole crescente di conoscenze correla l’esposizione a questi agenti, oltre che a metalli pesanti, solventi, diossine etc, ad una “pandemia silenziosa”. Con questo termine si indica un insieme di defict neuropsichici e comportamentali, spesso subdoli e di diversa gravità, che sempre più si verificano nell’infanzia e che vanno dai disturbi dello spettro autistico, ai deficit di attenzione ed iperattività, alla dislessia e a deficit cognitivi fino alla riduzione del Quoziente Intellettivo (QI). Molti pesticidi sono infatti lipofili e durante la vita fetale il cervello, che è l’unico organo in cui è presente tessuto adiposo, diventa un vero e proprio organo bersaglio per questi agenti.

Già nel 2006 su Lancet era comparso un allarmante articolo con un elenco di 202 sostanze, tra cui 90 pesticidi, note per essere tossiche per il cervello umano (Grandjean & Landrigan, 2006). Recentemente gli stessi Autori hanno ripreso l’argomento sottolineando come in particolare il chlorpyrifos sia implicato in questo tipo di rischi e come sia indispensabile una politica di prevenzione globale per arginare questa vera e propria epidemia (Grandiean & Landrigan, 2014). Nello specifico si è dimostrato che i bambini con livelli più alti di tracce di metaboliti di insetticidi quali i derivati degli organofosforici presentano un rischio quasi doppio di sviluppare deficit di attenzione ed iperattività rispetto a quelli con livelli di “normale” contaminazione (Bouchard et al., 2010).

In seguito altri studi condotti indipendentemente presso l’Università di Berkeley, il Mt. Sinai Medical Center e la Columbia University hanno dimostrato con accurate valutazioni di biomonitoraggio (misurazioni dei metaboliti sulle urine o alla nascita sul cordone ombelicale) che le donne esposte durante la gravidanza ai pesticidi, hanno maggiori probabilità di dare alla luce figli meno intelligenti della media. Un ampio studio di coorte condotto su 329 bambini sottoposti all’età di 7 anni a valutazione del Quoziente Intellettivo (QI) ed in cui erano stati dosati metaboliti degli organofosfati sia sulle urine materne in gravidanza che successivamente nella prima infanzia, ha dimostrato per i bambini maggiormente esposti in utero una diminuzione fino a 7 punti del QI (Bouchard MF et al, 2011).

Fig. 4: Anomalie cerebrali alla RMN in due gruppi di bambini con livelli più o meno elevati di Chlorpyrifos (Rauh et al., 2012)

Una revisione del 2013 (Munoz-Quezeda et al., 2013) ha preso in esame gli effetti dei pesticidi sul neurosviluppo ed in particolare sulla sfera sensoriale, motoria, cognitiva, su QI e sulla morfologia cerebrale con risonanza magnetica (vedi Fig.3). Dallo studio è emerso che 26 su 27 studi evidenziano effetti neuro-comportamentali, con una relazione dose-risposta in 11 su 12 studi; inoltre 10 studi longitudinali, che hanno valutato l’esposizione prenatale, hanno riscontrato effetti comportamentali all’età di 7 anni ed alterazioni motorie specie nei neonati. In 2 gruppi di 20 bambini ciascuno, con livelli medio/alti e medio/bassi di chlorpyrifos valutato sul cordone ombelicale, una RMN eseguita in età scolare ha evidenziato alterazioni cerebrali più o meno marcate in relazione alla differente esposizione (Rauh et al., 2012)

Un’ulteriore sistematica revisione che ha preso in esame 134 studi ha confermato che è proprio l’esposizione prenatale in utero quella che comporta i maggiori rischi (Gonzales Alzaga et al., 2014).

Diabete:  lo studio condotto sulla coorte dell’AHS ha evidenziato che per aldrin, chlordane, eptachlor, dichlorvos, trichlorfon, alachlor e cyanazine vi era un aumento del rischio di diabete sia per un uso continuativo sia per un uso di almeno 100 giorni durante il corso della vita; in quest’ultimo caso per esposizione ad aldrin, chlordane, eptaclor l’incremento del rischio era rispettivamente del 51%, 63%, e 94% (Starling et al., 2014).

Del tutto recentemente una ulteriore indagine, condotta sull’ampia coorte delle mogli della coorte AHS che avevano segnalato di non avere mai personalmente applicato o preparato pesticidi ha dimostrato che tre organofosforici un organoclorurato e l’erbicida 2,4,5-T/2,4,5-TP erano associati con diabete incidente con rischi statisticamente variabili dal +50% al +99% (Aminov et al., 2013).

Patologie cardiovascolari

Ipertensione ed assetto lipidico sono risultati alterati in relazione a contaminanti organici persistenti (POP’s), inclusi pesticidi, sia fra i veterani U.S.A che per esposizioni residenziali. Fra i residenti in buona salute del sito industriale della Monsanto si è evidenziata una correlazione fra i più elevati livelli di PCB e pesticidi ed incremento di lipidi totali, trigliceridi e colesterolo totale con pattern diversi fra i diversi congeneri dei PCB e i diversi pesticidi (Aminov et al., 2013). Analoghi risultati sono emersi da uno studio condotto in Svezia e si conferma così l’alterazione dell’assetto lipidico connesso ad esposizioni ambientali (Penell et al., 2014).

Di particolare interesse i risultati emersi sul legame fra esposizione prenatale a DDT ed insorgenza di ipertensione prima dei 50 anni: in donne gravide fra il 1959 e il 1967 sono stati raccolti e stoccati prima del parto campioni di siero su cui si è dosato il DDT; a distanza di decenni si è valutata l’incidenza di ipertensione sulle figlie ad età fra 39 e 47 anni. Per esposizione prenatale a livelli medi/alti di DDT l’incremento del rischio di ipertensione è risultato del 260%; per i più bassi del 150% (La Merrill et al., 2013).

Uno studio condotto sulla AHS ha evidenziato che anche i disordini ipertensivi in gravidanza, compreso l’eclampsia, sono associati in modo statisticamente significativo con l’esposizione sia professionale che residenziale a pesticidi durante il primo trimestre di gravidanza (Saldana et al., 2009). Di particolare interesse a questo riguardo è quanto emerso da un recente studio condotto in Norvegia su 28.192 gravide: il rischio di eclampsia nel gruppo che aveva praticato abitualmente durante la gravidanza una dieta biologica è risultato quasi dimezzato (OR=0,76) rispetto al gruppo che aveva avuto una alimentazione convenzionale (Torjusen et al., 2014).

Disordini riproduttivi, infertilità, malformazioni e difetti di sviluppo

La maggior parte dei pesticidi, in particolare gli organofosforici, possono alterare la qualità del seme in vari modi: riduzione della densità, motilità e numero degli spermatozoi, inibizione della spermatogenesi, aumento delle anomalie al DNA e alterazioni della loro morfologia, riduzione del volume e peso di testicoli, epididimo, vescicole seminali e prostata (Mehrpour O et al., 2014). Vi possono essere inoltre alterazioni dei livelli di testosterone per inibizione della attività testicolare, variazioni degli ormoni ipofisari e dell’attività degli enzimi antiossidanti a livello degli organi riproduttivi: tutti questi effetti sono ben comprensibili se si pensa all’azione di interferenti endocrini svolta da molte di queste sostanze.

Incremento dell’abortività spontanea, alterato rapporto maschi/femmine, effetti antiandrogeni con demascolinizzazione e cambiamenti nello sviluppo puberale si sono osservati principalmente per esposizione a DDT, aldrin, chlordane, dieldrin, endosulfan, atrazina, vinclozolin. Importanti correlazioni fra esposizione a pesticidi (in particolari erbicidi), malformazioni, morte intrauterina, ritardi di crescita, alterazioni nell’impianto sono giunte da studi sperimentali e da studi epidemiologici di sorveglianza sui veterani americani del Vietnam, coorte in cui è stata documentato un aumentato rischio di spina bifida ed anencefalia. Un più alto rischio di ipospadia è emerso per esposizione prenatale sia materna che paterna (Rocheleau et al., 2009): è interessante notare che da un recente studio è emerso che una alimentazione di tipo biologico in gravidanza si è dimostrata protettiva nei confronti dell’ipospadia (Christensen et al., 2013).

Malattie della tiroide

Uno studio condotto nell’ambito dell’AHS ha valutato il rischio di ipo-ipertiroidismo fra le mogli degli agricoltori americani in relazione all’uso/non uso di organoclorurati: è emersa una prevalenza di malattie tiroidee clinicamente diagnosticate pari al 12,5% con una prevalenza di ipotiroidismo e ipertiroidismo rispettivamente del 6,9% e 2,1%. In particolare l’esposizione ad organoclorurati e fungicidi ha comportato un incremento notevole del rischio di ipotiroidismo, mentre per esposizione a mancozeb si è registrato un incremento statisticamente significativo sia di ipo che di ipertiroidismo (Whitney et al., 2010 ). Un ulteriore studio nella medesima coorte dell’AHS, ma questa volta prendendo in esame i 22.246 maschi, ha valutato l’associazione tra l’uso di 50 diversi pesticidi e le patologie tiroidee ed anche in questo caso è emersa una aumentata probabilità di ipotiroidismo con l’uso degli erbicidi 2,4-D, 2,4,5-TP, alaclor, dicamba e olio di petrolio (Goldner et al., 2013).

Danni renali

La letteratura scientifica sugli effetti nefrotossici nell’uomo dai pesticidi è piuttosto limitata e la maggior parte delle conoscenze proviene da studi su animali da esperimento. Tuttavia studi condotti in El Salvador, Nicaragua, and Sri Lanka hanno evidenziato una più elevate presenza di patologie croniche e di insufficienza renale fra gli addetti all’agricoltura, rispetto alla popolazione generale. Più elevati livelli di pesticidi organoclorurati sono stati ritrovati in pazienti con ridotta filtrazione glomerulare ed anche l’esposizione a pesticidi che inibiscono l’acetilcolinaesterasi aumenta il rischio di insufficenza renale. In particolare in alcune regioni dello Sri Lanka le patologie renali croniche, fino alla insufficienza renale, rappresentano il maggior problema di salute pubblica: molte ipotesi sono state fatte e quella prevalente è che si tratti di una nefropatia tossica legata a fattori ambientali. È stata osservata infatti una forte associazione tra il consumo di acqua dura e il verificarsi della patologia nelle aree dove si coltiva riso e si fa un uso massiccio di glifosato come erbicida. Un recente lavoro ha ipotizzato un ruolo causale dell’associazione fra acqua dura e glifosato per l’azione chelante dei metalli dell’erbicida. Il ruolo svolto dai complessi glifosato-metalli potrebbe spiegare situazioni analoghe osservate in Andra Pradesh (India) e in America Centrale.

Sebbene il glifosato da solo non causi epidemie di malattia renale cronica, sembra essere comunque responsabile di nefrotossicità in migliaia di coltivatori quando interagisce con particolari fattori locali geo-ambientali e con metalli nefrotossici (Channa J. et al., 2014 ).

Recentemente il problema dell’insufficienza renale all’ultimo stadio è stato indagato nella grande coorte degli agricoltori americani e delle loro mogli. Per quanto attiene i lavoratori esposti, è stata trovata una associazione positiva e statisticamente significativa fra la malattia e l’esposizione ad alachlor, atrazine, metolachlor, paraquat, pendimethalin e per il chlordane. Anche per i ricoveri ospedalieri per insufficenza renale da pesticidi si è registrato un rischio superiore di oltre 3 volte rispetto all’atteso (HR = 3.05; 95% CI: 1.67, 5.58). (Lebov et al., 2016). Anche fra le mogli che utilizzavano pesticidi il rischio di insufficienza renale in stadio terminale è risultato particolarmente elevato (HR: 4.22; 95% CI: 1.26, 14.20), mentre fra quelle esposte solo indirettamente per l’attività del marito i maggiori rischi sono emersi per paraquat (HR = 1.99; 95% CI: 1.14, 3.47) e butylate (HR = 1.71; 95% CI: 1.00, 2.95) (Lebov et al., 2015).

Costi economici per danni alla salute da pesticidi

Data la numerosità e la consistenza degli studi scientifici è ormai possibile fare una valutazione anche economica dei costi per danni alla salute umana conseguenti all’esposizione a pesticidi.

Già nel 2012 uno studio quantificava l’impatto sulla salute ed i costi relativi ai danni derivanti dall’esposizione a 133 pesticidi applicati in 24 paesi europei nel 2003, pari a quasi il 50% della massa totale di pesticidi applicata in quell’anno.

Solo 13 sostanze applicate a 3 classi delle colture (uva/viti, alberi da frutta, ortaggi) contribuivano, secondo questa indagine, al 90% degli impatti complessivi sulla salute per una perdita di circa 2000 anni di vita (corretti per la disabilità) in Europa ogni anno, corrispondente ad un costo economico annuo di 78 milioni di euro (Fantke et al., 2012).

Sempre nel 2012 è stata pubblicata un’indagine che ha valutato i costi per intossicazione acuta da pesticidi nello stato del Paranà, giungendo alla conclusione che il costo complessivo dell’avvelenamento acuto da pesticidi ammonta per lo stato del Paraná a 149 milioni di dollari ogni anno. Vale a dire per che per ogni dollaro speso per l’acquisto di pesticidi in questo stato, circa $ 1.28 vengono spesi a causa dei costi esternalizzati da avvelenamento (Soares et al., 2012). È stato calcolato che negli anni ‘90 negli Stati Uniti i costi ambientali e per la salute pubblica conseguenti all’utilizzo di pesticidi ammontassero ogni anno a 8,1 miliardi di dollari. Per cui, essendo spesi ogni anno per il consumo pesticidi in questo paese 4 miliardi di dollari, significa che per 1 dollaro speso per l’acquisto di queste sostanze se ne spendono 2 per costi esternalizzati (Pimentel & Greiner, 1992).

Un altro studio pubblicato nel 2005 ha valutato che sempre negli USA i costi per patologie croniche ed avvelenamenti da pesticidi ammontino a 1.1 miliardi di dollari, di cui circa l’80% per il cancro (Pimentel et al., 2005). E’ stato calcolato che nelle Filippine il passaggio da uno a due trattamenti per la coltura del riso ha comportato un ulteriore profitto di 492 pesos, ma costi aggiuntivi per la salute di 765 pesos, con una perdita netta quindi di 273 pesos (Jungbluth, 1996). In Thailandia si è valutato che i costi esternalizzati da pesticidi possano variare annualmente da 18 a 241 milioni di dollari (Soares et al., 2002). In Brasile i soli costi per danni alla salute dei lavoratori addetti alle coltivazioni di fagioli e granturco ammontano al 25% del ricavo (Trasande et al., 2015). Per venire a dati più recenti e più vicino alla realtà europea, si può ricordare un recente lavoro condotto per valutare il carico di patologie ed i costi connessi all’esposizione ad interferenti endocrini in Europa: un panel di esperti ha valutato con “forte probabilità” che ogni anno in Europa si perdano ben 13 milioni di punti di Quoziente Intellettivo (QI) per esposizione prenatale ad organofosfati e che vi siano ulteriori 59.300 casi aggiuntivi di disabilità intellettuale (Trasande et al., 2015). Dal momento che è stato valutato che ogni punto di QI perso per esposizione prenatale a Mercurio valga circa 17.000 euro, i conti sono possono essere analogamente presto fatti anche per l’esposizione ad organofosforici (Pichery et al., 2011).

 

Il consumo di pesticidi in Italia

Sergio Deromedis PAN Italia

Nell’ambito del Sesto programma d’azione per l’ambiente, adottato il 22 luglio del 2002 dal Parlamento e dal Consiglio europeo, è stata prevista la necessità di elaborare una strategia tematica per l’uso sostenibile dei pesticidi. In linea con questa volontà, la Direttiva europea 128/2009 ha definito un quadro d’azione comunitario e ha rimandato agli Stati membri l’adozione di Piani d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi. L’Italia si è allineata alle prescrizioni europee solo nel 2014, adottando un Piano d’Azione Nazionale (PAN) che mira ad una sensibile riduzione dell’impiego di pesticidi in agricoltura e in ambiente urbano.

L’utilizzo di pesticidi è ufficialmente in calo sia a livello nazionale che in regione, dove si registra una diminuzione di sostanza attiva passata dai 9-10 kg/ha dei primi anni 2000 agli attuali 7-7,2 kg/ha. Le stesse superfici regionali coltivate a bio sono arrivate di recente all’ 11,3 % della superficie agricola totale, con un aumento del 44% tra il 2013 ed il 2017. Dal rapporto Eurostat (2012) l’Italia risultava essere il primo paese europeo per ricorso alla chimica di sintesi nella difesa delle colture, con un consumo di pesticidi per unità di superficie coltivata doppio rispetto a Francia e Germania (pari cioè a 5,6 Kg/ha all’anno).

Tali dati devono essere, inoltre, relazionati ai tempi reali di permanenza delle sostanze attive in ambiente, che possono portare nel tempo a pesanti effetti di accumulo, sinergia e formazione di nuovi composti contaminanti. Inoltre i pesticidi di nuova generazione sono molto più potenti di quelli del passato, almeno nei confronti di insetti fondamentali come le api (tab. 1).

Tab. 1. Considerando come base la tossicità delle api nei confronti del DDT, si può osservare come i prodotti attualmente diffusi sono migliaia di volte più tossici per questi fondamentali insetti.

Nel 2015 in Italia sono stati venduti quasi 140 milioni di kg di pesticidi, distribuiti nelle regioni e provincie italiane secondo la tabella 1:

 

Tabella 1. Pesticidi distribuiti per uso agricolo, per categoria e per Provincia nell’Anno 2015 (Fonte: ISTAT11).

Province

Fungicidi

Insetticidi e acaricidi

Erbicidi

Vari

Biologici

Totale

Trappole
(numero)

Torino

260.117

460.887

426.391

106.641

1.254.036

101

Vercelli

149.119

91.508

745.476

80.000

1.066.103

5

Novara

59.566

83.114

353.025

38.944

534.649

11

Cuneo

3.406.800

752.644

779.680

155.709

5.094.833

844

Asti

770.085

65.304

134.118

15.811

985.318

221

Alessandria

789.683

251.095

545.165

76.479

1.662.422

1

Biella

8.501

10.280

21.252

10.109

50.142

59

Verbano-Cusio- Ossola

2.252

1.281

3.346

1.103

7.982

Piemonte

5.446.123

1.716.113

3.008.453

484.796

10.655.485

1.242

Aosta

29.002

4.716

6.401

3.063

43.182

261

Valle d’Aosta 

29.002

4.716

6.401

3.063

43.182

261

Varese

11.967

14.762

42.936

11.134

80.799

9

Como

16.030

14.874

37.200

3.724

71.828

57

Sondrio

111.805

37.599

13.654

8.107

171.165

204

Milano

98.872

185.083

191.370

27.779

503.104

1.601

Bergamo

198.855

465.400

160.217

908.343

1.732.815

202

Brescia

316.051

408.119

388.040

61.240

1.173.450

10.629

Pavia

936.770

196.999

939.760

245.334

2.318.863

7

Cremona

252.860

620.706

622.885

23.222

1.519.673

Mantova

549.371

442.684

572.559

101.639

1.666.253

85

Lecco

4.066

2.087

3.572

25.541

35.266

60

Lodi

121.272

226.324

379.459

55.203

782.258

2.040

Monza e della Brianza

1.731

14.379

25.377

4.204

45.691

Lombardia

2.619.650

2.629.016

3.377.029

1.475.470

10.101.165

14.894

Imperia

40.341

31.936

38.103

101.600

211.980

1.349

Savona

35.018

23.413

21.975

101.323

181.729

7.028

Genova

43.560

21.720

23.613

5.549

94.442

101

La Spezia

40.895

6.709

7.836

2.112

57.552

384

Liguria

159.814

83.778

91.527

210.584

545.703

8.862

Bolzano/Bozen

1.072.908

624.059

99.195

98.389

1.894.551

5.132

Trento

1.629.832

408.960

80.179

98.991

2.217.962

39.459

Trentino-Alto Adige

2.702.740

1.033.019

179.374

197.380

4.112.513

44.591

Verona

4.670.476

1.267.928

1.239.192

1.721.084

8.898.680

30.617

Vicenza

1.074.287

439.122

570.061

332.247

2.415.717

1.767

Belluno

16.812

4.355

7.251

9.653

38.071

104

Treviso

3.335.205

583.482

695.615

129.798

4.744.100

3.158

Venezia

515.787

190.026

355.034

202.211

1.263.058

1.308

Padova

461.873

344.580

427.749

245.163

1.479.365

258

Rovigo

396.480

270.250

335.224

112.463

1.114.417

28.395

Veneto

10.470.920

3.099.743

3.630.126

2.752.619

19.953.408

65.607

Udine

1.005.796

391.338

502.060

76.876

1.976.070

130

Gorizia

91.028

3.849

4.023

5.661

104.561

8

Trieste

20.457

3.861

5.930

48.692

78.940

 

11 http://agri.istat.it/sag_is_pdwout/jsp/NewDownload.jsp?id=15A|3A|45A|74A|67A|66A&anid=2015

 

Province

Fungicidi

Insetticidi e acaricidi

Erbicidi

Vari

Biologici

Totale

Trappole
(numero)

Pordenone

1.019.978

245.812

340.817

79.466

1.686.073

1.684

Friuli-Venezia Giulia

2.137.259

644.860

852.830

210.695

3.845.644

1.822

Piacenza

925.308

356.393

475.813

94.267

1.851.781

1.378

Parma

273.247

154.512

177.884

15.335

620.978

726

Reggio nell’Emilia

596.954

66.090

87.519

9.033

759.596

679

Modena

1.365.591

629.261

495.880

57.478

2.548.210

2.798

Bologna

955.701

398.781

433.981

91.677

1.880.140

6.504

Ferrara

2.234.483

798.275

1.001.165

743.616

4.777.539

2.693

Ravenna

3.618.420

1.031.098

744.415

237.450

5.631.383

4.140

Forlì-Cesena

819.542

259.733

176.228

91.003

1.346.506

41.159

Rimini

85.866

45.320

30.318

28.095

189.599

220

Emilia-Romagna

10.875.112

3.739.463

3.623.203

1.367.954

19.605.732

60.297

Massa-Carrara

20.905

5.534

9.053

2.947

38.439

518

Lucca

105.612

29.783

48.033

13.687

197.115

2.822

Pistoia

239.637

153.071

180.172

175.267

748.147

2.575

Firenze

1.136.726

68.783

97.251

14.282

1.317.042

5.040

Livorno

299.133

61.567

75.412

16.621

452.733

5.700

Pisa

123.051

33.593

84.823

29.877

271.344

3.695

Arezzo

398.655

51.987

89.139

13.375

553.156

379

Siena

1.403.428

53.719

196.571

18.735

1.672.453

8.457

Grosseto

837.402

83.351

129.413

29.789

1.079.955

10.755

Prato

3.543

4.010

6.692

4.133

18.378

Toscana

4.568.092

545.398

916.559

318.713

6.348.762

39.941

Perugia

907.095

125.634

302.132

87.736

1.422.597

20.656

Terni

344.143

44.895

46.835

13.978

449.851

7.804

Umbria

1.251.238

170.529

348.967

101.714

1.872.448

28.460

Pesaro e Urbino

91.297

39.580

64.092

15.116

210.085

2.010

Ancona

343.370

119.036

266.633

51.945

780.984

4.853

Macerata

563.529

110.062

262.349

46.271

982.211

8.740

Ascoli Piceno

417.102

81.113

95.254

17.346

610.815

1.920

Fermo

52.455

13.349

14.727

8.589

89.120

102

Marche

1.467.753

363.140

703.055

139.267

2.673.215

17.625

Viterbo

449.162

116.781

194.147

43.152

803.242

2.434

Rieti

59.034

7.838

9.019

2.517

78.408

914

Roma

684.042

210.510

181.308

535.171

1.611.031

139.697

Latina

816.123

743.619

265.923

1.964.207

3.789.872

4.990

Frosinone

290.178

56.754

78.311

10.609

435.852

2.024

Lazio

2.298.539

1.135.502

728.708

2.555.656

6.718.405

150.059

L’Aquila

192.229

94.374

86.888

33.930

407.421

Teramo

327.300

49.268

69.414

27.613

473.595

4.402

Pescara

259.466

37.950

34.770

19.729

351.915

83

Chieti

1.718.588

160.908

141.244

60.126

2.080.866

1.676

Abruzzo

2.497.583

342.500

332.316

141.398

3.313.797

6.161

Campobasso

218.207

100.508

144.897

42.009

505.621

1.310

Isernia

7.265

2.312

2.222

2.028

13.827

166

Molise

225.472

102.820

147.119

44.037

519.448

1.476

Caserta

778.438

376.557

138.520

253.817

1.547.332

2.643

Benevento

585.692

70.066

72.034

17.713

745.505

11

Napoli

782.393

428.868

215.279

577.308

2.003.848

1.650

Avellino

544.981

108.056

152.912

43.052

849.001

32

Salerno

828.668

618.310

217.341

3.283.830

4.948.149

425

 

Province

Fungicidi

Insetticidi e acaricidi

Erbicidi

Vari

Biologici

Totale

Trappole
(numero)

Campania

3.520.172

1.601.857

796.086

4.175.720

10.093.835

4.761

Foggia

2.114.551

1.118.364

652.691

386.491

4.272.097

11.580

Bari

2.527.573

732.235

608.435

151.348

4.019.591

5.767

Taranto

1.159.496

591.459

314.353

106.175

2.171.483

176

Brindisi

604.111

203.416

224.382

60.808

1.092.717

6

Lecce

1.249.488

245.264

229.934

199.642

1.924.328

5.443

Barletta-Andria- Trani

522.152

189.436

109.889

82.509

903.986

181

Puglia

8.177.371

3.080.174

2.139.684

986.973

14.384.202

23.153

Potenza

798.654

130.534

157.977

40.210

1.127.375

66

Matera

254.396

132.213

92.290

371.339

850.238

719

Basilicata

1.053.050

262.747

250.267

411.549

1.977.613

785

Cosenza

385.451

398.240

77.867

40.647

902.205

7.026

Catanzaro

383.921

211.112

134.287

119.621

848.941

5.181

Reggio di Calabria

205.110

192.959

105.705

59.410

563.184

1.978

Crotone

196.737

57.378

30.711

20.764

305.590

36

Vibo Valentia

24.074

12.617

8.123

13.939

58.753

189

Calabria

1.195.293

872.306

356.693

254.381

2.678.673

14.410

Trapani

3.655.944

211.666

203.634

77.514

4.148.758

1.269

Palermo

646.833

64.046

158.659

50.434

919.972

145

Messina

34.813

46.236

39.363

7.368

127.780

1.758

Agrigento

1.756.102

156.194

129.483

110.118

2.151.897

2.274

Caltanissetta

151.140

60.985

106.275

97.626

416.026

2.006

Enna

18.365

6.154

33.332

6.376

64.227

65

Catania

563.466

686.809

439.614

76.791

1.766.680

5.884

Ragusa

669.424

422.673

228.848

2.994.483

4.315.428

60.589

Siracusa

199.805

345.744

122.990

52.051

720.590

7.560

Sicilia

7.695.892

2.000.507

1.462.198

3.472.761

14.631.358

81.550

Sassari

160.783

32.697

27.059

8.859

229.398

1.766

Nuoro

16.784

10.296

2.155

1.295

30.530

204

Cagliari

709.802

199.809

171.640

110.743

1.191.994

14.478

Oristano

94.629

53.042

88.667

85.295

321.633

1

Olbia-Tempio

15.800

3.616

5.639

234

25.289

300

Ogliastra

77.371

5.044

2.748

870

86.033

400

Medio Campidano

16.563

10.316

5.642

4.377

36.898

Carbonia-Iglesias

54.719

2.492

576

559

58.346

Sardegna

1.146.451

317.312

304.126

212.232

1.980.121

17.149

ITALIA

69.537.526

23.745.500

23.254.721

19.516.962

136.054.709

583.106

 

Le Regioni con il maggior consumo di pesticidi sono le regioni Veneto ed Emilia Romagna con quantitativi dell’ordine di 20 milioni di kg di pesticidi venduti nel 2015 ciascuna.

Il trend di vendite di pesticidi in Italia dal 1999 è stato in continuo calo, ma dal 2013 all’ultimo dato disponibile del 2015 c’è stata un’inversione di tendenza.

 

Figura 1. Pesticidi distribuiti per uso agricolo in Italia dal 1999 al 2015 (Fonte: ISTAT12 elaborata da PAN Italia).

Per valutare l’intensità dell’utilizzo di pesticidi è importante rapportare il quantitativo di consumo ad ettaro di superficie coltivata. Secondo questo parametro in consumo specifico di pesticidi in Italia è stato pari a 7,2 kg/ettaro di pesticidi nel 2015 (Tabella 2).

I valori di picco si sono registrati nella Provincia Autonoma di Trento con 50,6 kg/ettaro e nella Provincia Autonoma di Bolzano con 43,8 kg/ettaro. Tali provincie sono caratterizzate da estese aree di coltivazione intensiva della mela con il metodo della lotta integrata, in cui si arriva localmente addirittura a picchi dell’ordine di oltre 90 kg/ettaro (Ioriatti et al., 2011).

Tabella 2. Pesticidi distribuiti per uso agricolo in Italia nel 2015 espressa in kg per ettaro di superficie coltivata (Fonte: ISTAT elaborata da PAN Italia).

Regioni

Fungicidi

Insetticidi e acaricidi

Erbicidi

Vari

Totale

Piemonte

5,39

0,55

1,77

0,27

7,98

Valle d’Aosta

18,14

1,96

2,58

0,22

22,9

Lombardia

1,80

0,34

1,53

0,78

4,45

Liguria

3,56

1,22

1,52

7,02

13,32

Bolzano/Bozen

22,95

18,93

1,28

0,64

43,8

Trento

37,25

11,66

1,39

0,33

50,63

Trentino-Alto Adige

30,23

15,23

1,33

0,48

47,27

Veneto

8,72

0,94

1,75

2,75

14,16

Friuli-Venezia Giulia

6,83

0,39

1,62

0,16

9

Emilia-Romagna

5,97

1,27

1,44

0,64

9,32

Toscana

4,12

0,25

0,58

0,21

5,16

Umbria

2,82

0,07

0,48

0,06

3,43

Marche

1,82

0,13

0,65

0,06

2,66

Lazio

2,83

0,48

0,64

3,64

7,59

 

12 http://agri.istat.it/sag_is_pdwout/jsp/NewDownload.jsp?id=15A|3A|45A|74A|67A|66A&anid=2015

 

Abruzzo

5,63

0,26

0,46

0,13

6,48

Molise

0,76

0,09

0,28

0,12

1,25

Campania

4,68

1,05

0,77

5,15

11,65

Puglia

3,95

0,65

0,64

0,26

5,5

Basilicata

2,17

0,23

0,27

0,68

3,35

Calabria

1,58

1,10

0,37

0,28

3,33

Sicilia

5,89

0,90

0,51

2,10

9,4

Sardegna

1,77

0,18

0,24

0,20

2,39

ITALIA

4,46

0,72

0,91

1,13

7,22

 

 

 

I pesticidi nelle acque

Pietro Massimiliano Bianco1,2, Valter Bellucci1, Carlo De Falco3, Serio Deromedis 2,Marco Tiberti,4

1ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, 2PAN-ITALIA, 3Gruppi Ricerca Ecologica, 4 European Consumers

Italia

Anche se la vendita ufficiale di pesticidi risulta calata di quasi il 12% dal 2001 al 2014 (Rapporto ISPRA, 2016), lo stesso trend non si riscontra ancora nei risultati dei monitoraggi; la contaminazione continua ad essere diffusa e cumulata, soprattutto a causa della persistenza di alcune sostanze che, insieme alle dinamiche idrologiche lente, rende i fenomeni di contaminazione ambientale difficilmente reversibili.

I pesticidi sono una presenza costante nelle acque italiane, soprattutto nelle zone di pianura e collina. Nel 2014, secondo gli ultimi dati disponibili, nelle acque superficiali italiane sono stati trovati pesticidi nel 64 % dei punti di monitoraggio e nel 34 % del totale dei campioni (ISPRA, 2016). Nelle acque sotterranee, sono risultati contaminati circa il 32 % del totale dei punti di monitoraggio e il 25,5 % del totale dei campioni. Le sostanze trovate sono in totale 224: 205 nelle acque superficiali, 171 in quelle sotterranee.

Gli erbicidi (e i loro metaboliti) sono le sostanze più trovate nelle acque superficiali, con il 55,7 % delle misure positive. Nel 2014, rispetto agli anni precedenti, è aumentata in modo significativo la presenza di fungicidi e insetticidi. L’incremento dei fungicidi, rispetto al 2012, è del 72 % nelle acque superficiali e del 11 % in quelle sotterranee; per quanto riguarda gli insetticidi, gli incrementi relativi sono del 53 % nelle acque superficiali e del 30 % in quelle sotterranee.

Nelle acque, queste sostanze, anche in piccole quantità, possono agire in sinergia e molte di esse sono interferenti ormonali e metabolici, cancerogeni e distruttivi per vari organismi alla base della catena alimentare, quali i componenti dello zoo e fitoplancton. L’alterazione della base delle catene trofiche può determinare un effetto a cascata sugli organismi di maggiori dimensioni.

Nel 2014 nelle acque superficiali il glifosate e il suo metabolita AMPA, al momento purtroppo cercati solo in Lombardia e Toscana, sono presenti con frequenze rispettive del 19,1 % e del 41 %, risultando il complesso di sostanze più diffuso. Gli erbicidi terbutilazina-desetil, terbutilazina e metolaclor sono stati rilevati con frequenze da circa il 12 % al 15,1 % dei campioni; l’insetticida imidacloprid, il cui rilevamento è in crescita rispetto agli anni passati, è ritrovato con una frequenza del 30,7 %. Si tratta di tutte sostanze tossiche o altamente tossiche per la vita acquatica. Nelle acque sotterranee, l’erbicida metolaclor esa è la sostanza più rinvenuta, con il 35,3 %, segue il fungicida fludioxonil con il 12,5 % di ritrovamenti nei campioni. L’insetticida imidacloprid, anche per questo compartimento idrico, è tra le sostanze più ritrovate con circa l’11,5 % dei campioni; superano il 9 % dei ritrovamenti le sostanze: ciproconazole, tiametoxan, tetraconazolo, oxadixil, carbendazim, terbutilazina-desetil, fluazifop e triadimenol, ciascuno dei quali tossico per almeno un comparto fondamentale dei sistemi ecologici.

Nel corso dell’ultimo triennio, in 25 stazioni di monitoraggio si sono avute analisi con residui di fitofarmaci in concentrazione uguale o superiore a 0,10 μg*l-1 (limite nelle acque potabili in base al D. Lgs. 31/2001). I casi più frequenti riguardano cinque fungicidi: dimetomorf, tebuconazolo, iprovalicarb, metalaxil, fluopicolide, utilizzati principalmente in viticoltura; gli erbicidi metolaclor e terbutilazina, noti da tempo per il loro spiccato potenziale di contaminazione delle acque e l’insetticida imidacloprid, un neonicotinoide il cui uso è stato sospeso per un certo periodo di tempo, a causa dei possibili effetti negativi nei confronti delle api.

Le acque di superficie italiane risultano, inoltre, fortemente contaminate da prodotti che attualmente sono stati revocati a causa della loro tossicità e da numerosi loro metaboliti di cui, all’entrata in commercio di molti prodotti, ben poco si sapeva. Sono, ad esempio, molto diffusi i metaboliti dell’Atrazina, sostanza proibita dall’11/05/2004, il cui metabolita 2-Idrossi Atrazina è ancora presente nel 66,7 dei punti di monitoraggio delle acque sueprficiali e nel 33,8 di quelli delle acque sotterranee dove è stato cercato. Aldicarb, revocato il 22/10/2003, è segnalato nel 20,7 % dei punti di monitoraggio delle acque superficiali in cui è stato cercato e nell’8,8 di quelle sotterranee; ampiamente diffusi anche i metaboliti Aldicarb Sulfone (rispettivamente 18,5 % e 11,5 %) e Aldicarb sulfossido (14,8 % dei punti di monitoraggio delle acque superficiali).

Figura 1. Sostanze attive dei prodotti fitosanitari rilevate con la maggiore frequenza nelle acque superficiali italiane (da ISPRA, 2016)

Figura 2. Le sostanze attive rinvenute più di frequente nei punti di monitoraggio dei prodotti fitosanitari nelle acque sotterranee italiane (da ISPRA, 2016).

 

Hexaflumuron, revocato in Italia dal 2004, è presente in un quinto delle acque sotterranee monitorate. Il Carbaryl, revocato nel 2009 con ultima data di esaurimento delle scorte di prodotti al 21/11/2008, è tuttora presente nell’11 % delle acque di superficie e ha contaminato anche le acque sotterranee, come era prevedibile, viste le sue caratteristiche. Per altro, come risulta dai dati SIAN, risulta ancora venduto nel 2012.

Risulta difficile un paragone tra regioni. Nel 2014 in Emilia Romagna sono state trovati campioni contenenti residui nell’57% dei prelievi, contro una media nazionale del 34% ma le sostanze cercate sono state 89, contro le 22 delle Marche e le 28 del Piemonte. Allo stesso modo la Lombardia presenta oltre il 50% di non conformità, contro un 11% dell’Emilia Romagna, ma la Lombardia vede buona parte dei propri superamenti causati dall’AMPA (metabolita del Glifosato) che nel 2014 non era ricercato in Emilia Romagna. Anche la scelta dei punti di campionamento incide sui risultati (più o meno a valle dei corsi d’acqua, tipi di colture limitrofe ecc.). Occorre dunque con urgenza un lavoro di standardizzazione delle procedure di monitoraggio e analisi (Legambiente Emilia Romagna, 2017).

Va infine segnalato come siano ricercati nelle acque nazionali solo alcuni dei metaboliti (i sottoprodotti dell’interazione delle sostanze attive con le matrici biologiche e biotiche) e dei prodotti di reazione con l’azua. Questo avviane per motivi tecnici, economici o politici, solo in poche Regioni, nonostante il rischio rappresentato da essi sia elevato, spesso assai più delle sostanze attive di origine. Per un comparto così strategico e di “proprietà pubblica” sarebbe doverosa una maggiore severità e controlli più analitici.

Analisi regionale: il Lazio

Come molte altre regioni, nonostante l’importanza dei rilevamenti dei contaminanti, il Lazio fornisce pochi dati al Sistema Informativo Nazionale. L’abbiamo perciò scelta come caso campione per verificare se questa scarsità d’informazioni fosse giustificata dalla condizione ecologica. Lasciamo al lettore la risposta a questa domanda in particolare confrontando i dati laziali con quelli toscani presentati più avanti.

Figura 3. Le stazioni di monitoraggio dei fitofarmaci nel Lazio.

 

In particolare non vengono analizzate sostanze costantemente inquinanti le acque italiane in ambito agricolo quali il Glifosate e il suo metabolita AMPA che, dove cercato in altre regioni, è stato trovato con frequenze spesso superiori al 50 %.

Sostanze cercate

La maggior parte dei campionamenti riguarda sostanze proibite ai sensi degli attuali regolamenti nazionali e europei. DSi

Tabella 1. Status nell’Unione Europea delle sostanze cercate nelle acque da ARPA Lazio

Sostanze attive cercate (ARPA Lazio, 2016)

Status nell’Unione Europea15

1,2-DICLOROETANO

Bandito

ALACHLOR

Non approvato

ALDICARB

Non approvato

ALDRIN

Non approvato

ALFA ENDOSULFAN

Metabolita di Endosulfan, non approvato

ATRAZINA

Non approvato

BENFURACARB

Tutti i prodotti sono stati revocati con scadenza smaltimento scorte al 20/03/2009.

CARBARYL

Non approvato. Revocato nel 2009.

CLORFENVINFOS

Non approvato

CHLORPYRIFOS

Approvato, scade il 31/01/2018

CLORTOLURON

Approvato, 31/10/2017. Da iscrivere nell’elenco di sostanze candidate alla sostituzione. Soddisfa i criteri per essere considerata sostanza persistente   e  tossica. Da considerare      come avente proprietà d’interferente endocrino che può causare effetti avversi negli esseri umani.

DDT e metaboliti

Bandito

DICAMBA

Approvato, scade il 31/12/2018

DICLORVOS

Non approvato

DIELDRIN

Bandito

DIURON

Approvato, scade il 30/09/2018

ENDOSULFAN

Non approvato

ENDRIN

Bandito

EPTACLORO EPOSSIDO

Metabolita di Eptacloro, bandito

ESACLOROCICLOESANO

L’isomero Beta è sottoprodotto della produzione del lindano (γ-HCH), bandito e illegale in Italia dal 2001.

FENAMIFOS

Approvato, scade il 31/07/2018

ISODRIN

Bandito

ISOPROTURON

Non approvato, termine ultimo per i prodotti 30 September 2017.

LENACIL

Approvato, scade il 31/12/2018

LINURON

Non approvato. Classificata o da classificare, a norma del regolamento (CE) n. 1272/2008, come tossica per la riproduzione di categoria 1A o 1B.

MCPA

Approvato, scade il 31/10/2017

MECOPROP

Non pprovato, scaduto il 31/01/2017

METALAXYL

Approvato, scade il 30/06/2020. Da iscrivere nell’elenco di sostanze candidate alla sostituzione. Contiene una proporzione notevole di isomeri non attivi.

 

15 Ai sensi del Reg. CE 1107/2009, del Reg. CE N. 850/2004 e del Reg. di esec. UE 2015/408.

 

Sostanze attive cercate (ARPA Lazio, 2016)

Status nell’Unione Europea15

METAMITRON

Approvato, scade il 31/08/2019

METAZACLOR

Approvato, scade il 31/07/2019

METOBROMURON

Approvato, scade il 31/12/2024

METOLACLOR

Non approvato. Revocato dal 26/07/2003.

METOMIL

Scade il 31/08/2019

METRIBUZIN

Approvato, scade il 31/07/2018

NAFTALENE

Non approvato

OXADIXYL

Non approvato

p,p’ – DDT

Metabolita del DDT, bandito

PENDIMETALIN

Approvato, scade il 31/07/2018. Da iscrivere nell’elenco di sostanze candidate alla sostituzione. Soddisfa i criteri per essere considerata sostanza bioaccumulabile e tossica.

PENTACLOROFENOLO

Non approvato

PROCIMIDONE

Non approvato

SIMAZINA

Non approvato

TEFLUBENZURON

Tutti i prodotti sono stati revocati con ultima data per lo smaltimento delle scorte al 31 maggio 2013.

TERBUTILAZINA

Approvato, scade il 31/12/2021

TERBUTRINA

Non approvato. Revocato in Italia dal 31/12/2003.

TRIFLURALIN

Non approvato

 

Acque di superficie e sotterranee

Nel Lazio, sono stati forniti a ISPRA per il 2014 i dati di 5 punti di monitoraggio delle acque superficiali (ISPRA, 2016), che denunciano comunque la costante presenza di sostanze molto pericolose già ampiamente rilevabili a livello nazionale, mentre Endrin, Linuron, Terbutryn e Metamitron mostrano una presenza più elevata delle medie nazionali.

Tabella 2. Sostanze rinvenute nei punti di monitoraggio delle acque del Lazio nel 2014 (ISPRA, 2017)

SOSTANZA

Presenze nei punti di monitoraggio delle acque superficiali (%, 2014)

Presenze nei punti di monitoraggio delle acque sotterranee (%, 2014)

Lenacil

100,0

66,7

Terbutilazina

60,0

18,8

Metamitron

50,0

50,0

Metolaclor

40,0

4,8

Linuron

20,0

6,3

Metalaxil

20,0

6,3

Oxadixil

20,0

18,8

Dicamba

100,0

 

Endrin

100,0

 

Mecoprop

100,0

 

Metomil

50,0

 

Terbutryn

20,0

 

Teflubenzuron

 

66,7

Mcpa

 

33,3

Benfuracarb

 

22,2

DDD, Pp

 

4,8

 

Tenendo presente i limiti di cui sopra relativamente alle sostanze cercate, dai dati del 201616 è evidente la connotazione rispetto all’agricoltura intensiva essendo i pesticidi in particolare diffusi nelle acque della piana di Rieti e della pianura Pontina.

Per la valle del Sacco emerge in particolare la contaminazione da esaclorocicloesano che dipende in particolare dall’attività industriale per la produzione del lindano (γ-esaclorocicloesano), sostanza proibita un tempo largamente utilizzata in agricoltura. Il pesticida prodotto nei passati decenni e interrato nel comprensorio industriale di Colleferro è migrato nel fiume Sacco le cui acque utilizzate per irrigare i campi hanno determinato bioaccumulo nel ciclo alimentare. Questa sostanza è, infatti, stata riscontrata, dagli studi epidemiologici, in un’alta percentuale di popolazione, 137 persone su 246 monitorate17.

Tabella 3. Sostanze rinvenute nei Comuni del Lazio

Comune

Sostanze rinvenute (2016)

Alatri

Chlorpyrifos

Anagni

Esaclorocicloesano

Aprilia

Chlorpyrifos

Cassino

Esaclorocicloesano, Pentaclorobenzene

Ceccano

Esaclorocicloesano

Colleferro

Esaclorobenzene

Contigliano

Terbutilazina

Falvaterra

Esaclorocicloesano

Gaeta

Ddt Totale

Latina

Chlorpyrifos, Ddt Totale, Metalaxyl, Metolaclor, P,P’ – Ddt, Terbutilazina

Montalto di Castro

Alachlor, Aldrin, Atrazina, Clorfenvinfos, Dieldrin, Endosulfan, Endrin, Esaclorocicloesano, Isodrin, P,P’ – Ddt, Simazina, Terbutilazina, Trifluralin

Pontecorvo

Esaclorocicloesano

Pontinia

Aldrin, Atrazina, Metalaxyl, Ddt Totale, P,P’ – Ddt, Metolaclor, Terbutilazina

Prossedi

DDT Totale, P,P’ – DDT

Rieti

Metolaclor, Terbutilazina

Sabaudia

Alachlor, Metolaclor

Sabaudia

DDT Totale, P,P’ – DDT

Segni

Esaclorocicloesano

Sermoneta

Chlorpyrifos, DDT Totale, P,P’ – DDT

Sora

Ddt Totale, Esaclorobenzene, Pentaclorobenzene

Terracina

Metalaxyl, Oxadixyl

Terracina

DDT Totale, P,P’ – DDT

Valentano

1,2-Dicloroetano

 

Per le aree umide le stazioni sono poche e le sostanze ricercate non sono solitamente quelle realmente utilizzate attualmente. Per esempio per quanto riguarda il lago di Vico, per le quali acque non è segnalata la presenza dei fitosanitari cercati; tra quelle ricercate solo il Chlorpyrifos risulta utilizzato nella dominante coltura del nocciolo.

16 Forniti ai Gruppi di Ricerca Ecologica Lazio in seguito a richiesta accesso agli atti.

17 ReTuVaSa. Valle del Sacco: IARC, Lindano, DDT e Betaesaclorocicloesano. http://www.retuvasa.org/comunicato-stampa/valle-del-sacco-iarc-lindano-ddt-e-betaesaclorocicloesano

Si conferma la necessità di analisi approfondite dei laghi e della zona Pontina, in particolare delle zone umide del Parco Nazionale del Circeo dove la presenza di DDT e suoi metaboliti indica comunque l’esposizione a falde inquinate da prodotti di origine agricola. Le sostanze da ricercare dovrebbero esserve quelle effettivamente utilizzate nel bacino idrico affluente e i loro metaboliti.

Tabella 4. Sostanze rinvenute nei corpi idrici Laziali nel 2015 (dati ARPA Lazio)

Codice Stazione

Comune

Corpo idrico (µg/L)

Sostanze rinvenute

F1.08

Pontecorvo

Fiume Liri (a valle) 2

DDT,                Esaclorobenzene,               Esaclorocicloesano,

Pentaclorobenzene

F1.13

Sora

Fiume Fibreno 1

DDT, Esaclorobenzene, Pentaclorobenzene

F1.18

Cassino

Fiume Rapido 2

Esaclorobenzene, Pentaclorobenzene

F1.19

Cassino

Fiume Gari 2

Esaclorobenzene, Pentaclorobenzene

F1.26

Falvaterra

Fiume Sacco 5

Esaclorocicloesano

F1.80

Alatri

Fiume Cosa 2

Chlorpyrifos

F2.02

Sermoneta

Fiume Cavata 1

Chlorpyrifos, DDT, p,p’ – DDT

F2.05

Terracina

Fiume Ufente 2

DDT, p,p’ – DDT

F2.07

Terracina

Fiume Amaseno 3

DDT, p,p’ – DDT

F2.10

Latina

Fosso Spaccasassi 3

Chlorpyrifos

F2.12

Latina

Canale Acque alte/Moscarello 2

Chlorpyrifos

F2.14

Latina

Canale Acque medie/Rio Martino 2

DDT, p,p’ – DDT

F2.19

Pontinia

Canale Botte 1

DDT, p,p’ – DDT

F2.35

Latina

Fiume Ninfa Sisto 2

DDT, p,p’ – DDT

F2.74

Aprilia

Fiume Astura 1

Chlorpyrifos

F3.20

Contigliano

Fiume Turano (a valle) 2

Terbutilazina

L5.70

Valentano

Lago di Mezzano

1,2-Dicloroetano

M2.73

Gaeta

Acqua marina costiera, Da Punta Stendardo a Vindicio

DDT

M5.70

Montalto di Castro

Acqua marina costiera Da F. Chiarone a Bacino Fiora

Alachlor, Aldrin, Atrazina, Clorfenvinfos, Chlorpyrifos,

DDT         Totale,                Dieldrin,           Endosulfan, Endrin,

Esaclorocicloesano,           Isodrin,    P,P’     –      DDT,                                            Simazina,
Trifluralin

T2.20

Latina

Lago Di Fogliano

DDT

T2.21

Sabaudia

Lago Di Caprolace

DDT, p,p’ – DDT

T2.63

Sabaudia

Lago Di Monaci

DDT

 

Analisi regionale: la Toscana

Al contrario di Arpa Lazio la Toscana fornisce un gran numero di informazioni sullo stato delle sue acque ed ha un efficiente rete di monitoraggio: nel 2015 i controlli hanno riguardato circa 90 stazioni dei monitoraggio delle acque superficiali e circa 190 per le acque sotterranee. Le stazioni sulle quali è condotta la ricerca dei fitofarmaci sono selezionate attraverso un’analisi di rischio.

 

Figura 4. Rappresentazione geografica dell’analisi delle pressioni condotta per i fitofarmaci (a sinistra) e l’analisi degli impatt valutata a partire dai risultati del monitoraggio degli ultimi 6 anni (a destra). In rosso le stazioni di monitoraggio che hanno presentato nel tempo concentrazioni critiche di fitofarmaci (> 0,75 * Standard di Qualità).

Sostanze cercate

In Toscana vengono cercate 89 sostanze attive selezionate con i criteri di priorità secondo quanto previsto da ISPRA (2011, 2017). Le sostanze attive rilevate nelle acque superficiali nel 2015 sono state 65. Tutti i dati delle stazioni sono diffusi attraverso una Banca Dati disponibile all’indirizzo La banca dati (contenente le informazioni disponibili dal 2001 al corrente anno) è accessibile anche secondo i requisiti base della Direttiva INSPIRE 2007/2/CE per l’istituzione dell’infrastruttura per l’informazione spaziale nella Comunità Europea.

I dati, caratterizzati quindi da alta oggettività, presentano un quadro inquietante di inquinamento da pesticidi soprattutto nelle aree di pianura dove per altro si concentrano la maggior parte degli abitanti.

Acque di superficie e sotterranee

Gli esiti del monitoraggio 2017 indicano che la presenza di residui di fitofarmaci nelle acque riguarda per le acque superficiali il 95% delle e per le acque sotterranee circa il 42% delle stazioni controllate.

Il 10 % dei campioni di acque superficiali e il 5 % dei campioni di acque sotterranee analizzati presenta concentrazioni di pesticidi maggiori o uguali a 0,1 µg/L, valore che rappresenta per la maggior parte delle sostanze lo standard di qualità ambientale ed anche il limite di legge per la qualità delle acque potabili18. Particolarmente frequenti l’insetticida imidacloprid, i fungicidi fluopicolide, tebuconazolo, dimetomorf, gli erbicidi glifosate boscalid, terbutilazina. Spiccano per elevata concentrazione e frequenza di rilevamento l’AMPA (metabolita del glifosate), il glifosate, il dimetomorf. Dati di dettaglio, come quelli forniti dall’ARPA Toscana, denunciano, pultroppo, la diffusa contaminazione da pesticidi della maggior parte dei corsi e dei bacini d’acqua italiani.

Nell’ultimo biennio in Toscana si è rilevata presenza di glifosate e/o del suo metabolita AMPA nelle acque in oltre il 60% dei campioni analizzati con punte di concentrazione anche elevate (> 1µg/L). Il glifosate da diversi anni è la sostanza attiva più venduta in Italia ed in Toscana, se si eccettuano lo zolfo e i composti rameici. Oltre che in campo agricolo, il prodotto risulta impiegato per usi civili (diserbo strade, autostrade, ferrovie). Una recente Delibera della Regione Toscana ha vietato questo secondo tipo di utilizzo, salvo deroghe in casi eccezionali.

Tabella 5. Sostanze rinvenute nelle stazioni di monitoraggio delle acque Toscana (Dati ARPA, 201719)

Nome stazione (Comune)

Sostanze rinvenute

Bacino della Giudea (Pistoia)

AMPA

Bacino Due Forre (Quarrata)

AMPA, Dimetoato, Dimetomorf, Fluopicolide,Glifosate, Iprovalicarb,  Metalaxil-M,Tebuconazolo, Tetraconazolo

Bacino Falchereto (Quarrata)

AMPA, Dimetoato, Dimetomorf, Fluopicolide,Glifosate,Metalaxil-M, Metoxyfenozide,  Tetraconazolo, Zoxamide

Canale Battagli (Montevarchi)

AMPA, Azossistrobina, Boscalid, Carbendazim, Clortoluron,   Dimetomorf,   Imidacloprid, Metalaxil-M, Metazaclor, Metolaclor-S,  Metoxyfenozide,  Oxadiazon,  Propamocarb, Tebuconazolo, Terbutilazina

Canale Allacciante (Scarlino)

Acetoclor, Diuron, Imidacloprid, Metalaxil-M, Metoxyfenozide

Canale Burlamacca Torre Matilde (Viareggio)

Diuron, Imidacloprid

Canale del Capannone-Fiume Pescia – Ponte Alla Guardia (Ponte Buggianese)

Carbendazim, Dimetoato, Diuron, Imidacloprid, Oxadiazon, Pirimetanil

Canale del Capannone-Fiume Pescia di Collodi Ponte di Salanova (Fucecchio)

Carbendazim, Dimetoato, Diuron, Imidacloprid, Metalaxil-M, Oxadiazon, Pendimetalin, Tetraconazolo

Canale del Capannone-Fiume Pescia, Ponte settepassi                   (Ponte Buggianese)

Acetamiprid,  Ampa, Carbendazim, Glifosate, Imidacloprid, Metalaxil-M, Oxadiazon

Canale Maestro della Chiana – Briglia ex Cerace (Arezzo)

AMPA,  Azossistrobina, Boscalid, Chlorantraniliprole,           Ciprodinil,  Clorsulfuron, Dimetoato,  Dimetomorf,  Fluopicolide, Metalaxil-M,             Metazaclor, Metolaclor-S, Terbutilazina, Tetraconazolo

Canale Maestro della Chiana – Ponte di Cesa (Marciano della Chiana)

Acido 2,4-Diclorofenossiacetico (2,4 D), AMPA, Azossistrobina,  Clortoluron, Dimetomorf, Fluopicolide, Glifosate, Imidacloprid, Metalaxil-M, Metolaclor-S, Metoxyfenozide

Canale Ozzeri- Ripafratta (Lucca)

Acetoclor, Carbendazim, Imidacloprid, Simazina

Canale Rogio – Baracca di Nanni (Bientina)

Atrazina,       Boscalid,   Carbendazim, Diazinone,Diuron,                   Imidacloprid, Metalaxil-M, Propamocarb, Simazina, Tebuconazolo

 

18 http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2016/096-16/096-16-fitofarmaci-nelle-acque-della-toscana

19 http://sira.arpat.toscana.it/apex2/f?p=121:3:0#

 

Nome stazione (Comune)

Sostanze rinvenute

Canale Usciana – Cateratte (Calcinaia)

AMPA, Azossistrobina, Benalaxil, Carbendazim, Diuron, Imidacloprid, Metalaxil-M, Metolaclor- S,   Oxadiazon,          Propamocarb,      Terbutilazina,
Tetraconazolo

Canale Usciana – Massarella (Santa Maria a Monte)

Carbendazim, Glifosate, Oxadiazon

Centrale Cepparello (Poggibonsi)

AMPA,            Chlorantraniliprole,              Dimetomorf,

Fluopicolide,           Glifosate,              Mandipropamide,

Metalaxil-M,         Metoxyfenozide,        Penconazolo,
Tebuconazolo, Zoxamide

Cornia – Foce (Piombino)

AMPA, Glifosate, Metolaclor-S

Emissario Bientina – Fornacette (Calcinaia)

Atrazina, Carbendazim, Imidacloprid, Metalaxil-M, Propamocarb, Simazina

Emissario San Rocco (Grosseto)

Azossistrobina, Diuron, Isoproturon, Metalaxil-M

Fiume Arbia – monte confluenza Ombrone (Buonconvento)

ATRAZINA,        Boscalid,           Diuron,       Fluopicolide,

Imidacloprid

Fiume Arno – Camaioni – Capraia (Capraia e Limite)

AMPA,      Azossistrobina, Boscalid,       Dimetoato, Dimetomorf,  Diuron, Glifosate,    Metalaxil-M,Metolaclor-S,   Oxadiazon,          Tebufenozide, Terbutilazina

Fiume Arno – Anconella (Firenze)

Ampa, Azossistrobina,   Clortoluron, Dimetomorf, Glifosate, Imidacloprid, Metalaxil-M,     Metazaclor, Metolaclor-S,    Pendimetalin, Tebuconazolo, Terbutilazina

Fiume Arno – Ponte della Vittoria (Pisa)

AMPA, Azossistrobina, carbendazim,  Diuron, Glifosate, Imidacloprid,  Metoxyfenozide,  Oxadiazon

Fiume Arno – Ponte di Calcinaia (Calcinaia)

AMPA,                    Azossistrobina,                      Boscalid,

Chlorantraniliprole,             Cloridazon,    Dimetomorf,

Diuron,       Glifosate,        Imidacloprid,     Metalaxil-M,

Metolaclor-S,              Oxadiazon,           Pendimetalin,
Tebuconazolo, Terbutilazina

Fiume Arno – Ponte di Fucecchio (Fucecchio)

AMPA,          Atrazina,          Deisopropil-,           Boscalid,

Carbendazim, Chlorantraniliprole, Dimetomorf,

Diuron,       Fluopicolide,     Glifosate,        Imidacloprid,

Metalaxil-M,               Metolaclor-S,            Oxadiazon,
Tebuconazolo, Tebufenozide, Terbutilazina

Fiume Arno Castelluccio Buon Riposo (Arezzo)

AMPA

Fiume Arno Laterina (Laterina)

Dimetomorf, Diuron, Imidacloprid, Metalaxil-M, Metolaclor-S, Tebuconazolo

Fiume Arno Presa Figline Matassino (Figline Valdarno)

Ampa,      Azossistrobina,         Boscalid,     Clortoluron,

Dimetomorf, Fluopicolide, Glifosate, Metalaxil-M, Metolaclor-S, Tebuconazolo

Fiume Bisenzio – Loc. Mezzana (Prato)

AMPA, Glifosate

Fiume Bisenzio – Renai A Monte Confluenza Arno (Signa)

AMPA, Diuron, Glifosate

Fiume Bisenzio (Vernio)

AMPA, Glifosate

Fiume Bruna – Monte Torrente Carsia Loc. Casteani (Gavorrano)

Glifosate

Fiume Bruna – Sp. 31 Collacchia Loc. La Bartolina (Gavorrano)

AMPA, Glifosate

Fiume Elsa – A monte confluenza in Arno (San Miniato)

AMPA,          Azossistrobina,            Chlorantraniliprole,

Clortoluron,              Dimetomorf,               Fluopicolide,

Glifosate,                 Imidacloprid,                 Metalaxil-M,

Metolaclor-S,          Metoxyfenozide,         Penconazolo,Tetraconazolo

 

Nome stazione (Comune)

Sostanze rinvenute

Fiume Elsa presa acquedotto (Poggibonsi)

AMPA, GLIFOSATE

Fiume Elsa Presso Scolmatore (Castelfiorentino)

Chlorantraniliprole, Fenhexamid,                Isoproturon,

Metoxyfenozide, Tebuconazolo

Fiume Era – Loc. S. Quirico – Ponte per Ulignano (Volterra)

Glifosate

Fiume Era – Ponte di Pontedera (Pontedera)

AMPA,                    Azossistrobina,                       Boscalid,

Chlorantraniliprole,           Fluopicolide,       Glifosate,
Oxadiazon

Fiume Era Medio (Peccioli)

AMPA, Glifosate

Fiume Greve Loc. Ponte A Greve (Firenze)

Boscalid,        Dimetomorf,       Diuron,       Fluopicolide,

Glifosate,           Metalaxil-M,           Metoxyfenozide,
Propiconazolo

Fiume Greve (Greve in Chianti)

AMPA,          Boscalid,          Dimetomorf,          Glifosate,

Metalaxil-M, Metoxyfenozide, Tebuconazolo

Fiume Morto (Pisa)

DDD Op, DDT Op, DDE Op, Dde Pp, Ddt Op, Dieldrin, P,P-Ddt + P,P-Ddd

Fiume Ombrone – La Barca (Grosseto)

Ampa, Fluopicolide, Glifosate

Fiume Ombrone Ponte d’Istia (Grosseto)

Boscalid, Clortoluron, Fluopicolide

Fiume Pesa a Valle (Montelupo Fiorentino)

Dimetomorf, Fluopicolide, Imidacloprid

Fiume Reno – Presa Acquedotto Loc. Pracchia (Pistoia)

Ampa, Glifosate

Fiume Serchio – Migliarino (San Giuliano Terme)

Quizalofop-P-Etile

Fiume Sieve – Presa Acquedotto San Francesco (Pelago)

Azossistrobina, Diuron

Foenna Loc. Ponte Nero (Torrita Di Siena)

AMPA,          Boscalid,        Ciprodinil,           Dimetomorf,

Fenhexamid,               Fluopicolide,              Oxyfluorfen,

Pendimetalin,             Pirimetanil,             Tebuconazolo,

Tetraconazolo

Fossa Chiara Ponte di Biscottino (Pisa)

Atrazina,        Dimetomorf,       Imidacloprid,      Lenacil,

Metazaclor,         Metobromuron,         Metolaclor-S,
Tebuconazolo, Terbutilazina

Fosso Dogaia dei Quadrelli Ponte al Fosso (Quarrata)

Acetamiprid,         AMPA,        Boscalid,     Carbendazim,

Chlorpyrifos,       Dimetoato,        Diuron,     Glifosate,
Imidacloprid, Lenacil, Metalaxil-M, Metolaclor-

S,       Oxadiazon,               Oxyfluorfen,      Penconazolo,

Pendimetalin,       Propiconazolo,        Tebufenozide,
Terbutilazina, Thiamethoxam, Tiacloprid

Fosso Melone (Capalbio)

Boscalid,                  Dimetomorf,                  Metalaxil-M,

Metolaclor-S,          Metoxyfenozide,             Metribuzin,

Terbutilazina, Terbutilazina Desetil-

Fosso Reale (2)-Torrente Rimaggio (Campi Bisenzio)

Diazinone, Diuron, Glifosate, Imidacloprid

I Fossoni (Calci)

Ampa

Invaso Casa Torre (Montale)

Dimetoato

Invaso Levane (Terranuova Bracciolini)

Ampa,       Fluopicolide,       Glifosate,         Imidacloprid,

Tralkoxidim

Invaso Penna (Laterina)

Ampa,           Boscalid,        Glifosate,            Metalaxil-M,

Tebuconazolo,                  Terbutilazina,            Desetil-
Terbutilazina

Lago Enel-Allori (Cavriglia)

Penconazolo, Tetraconazolo

Lago Bagnolo Montachello (Montemurlo)

Ampa

Lago Barberino Diga Migliorini (Barberino Val d’Elsa)

Boscalid, Dimetomorf, Fluopicolide, Metalaxil-M, Metoxyfenozide

Lago Chiostrini (Tavarnelle Val di Pesa)

Dimetomorf,               Fluopicolide,              Metalaxil-M,

Tebuconazolo

 

Nome stazione (Comune)

Sostanze rinvenute

Lago Defizio Cipressini (Montaione)

Dimetoato, Imidacloprid

Lago di Burano (Capalbio)

AMPA, Boscalid, Metoxyfenozide

Lago di Chiusi (Chiusi)

AMPA, Clorsulfuron, Clortoluron, Dimetomorf,

Fluopicolide,       Glifosate,        Lenacil,    Metalaxil-M,

Metazaclor,             Metolaclor-S,            Tebuconazolo,

Terbutilazina,                    Terbutilazina         Desetil-,
Tetraconazolo

Lago di Montepulciano (Montepulciano)

Ampa,        Boscalid,         Clortoluron,       Dimetomorf,

Etofumesate,       Fluopicolide,       Lenacil,                              Metalaxil-
M, Oxadiazon, Pirimetanil, Tebuconazolo

Lago Fabbrica 1 (San Casciano in Val di Pesa)

Fluopicolide,         Metalaxil-M,           Metoxyfenozide,

Pirimetanil, Propizamide, Tebuconazolo

Lago Isola (Sesto Fiorentino)

Imidacloprid

Lago Massaciuccoli-Centro Lago (Massarosa)

Ampa

Laguna Di Ponente (Orbetello)

Tebuconazolo

Marina di Carrara (Carrara)

op-DDE, Pp-Dde, Op-Ddt, P,P-Ddt + P,P-Ddd

Padule di Bolgheri (Castagneto Carducci)

AMPA, Tralkoxidim

Padule di Fucecchio – Interno Padule (Ponte Buggianese)

Dimetoato, Diuron, Metolaclor-S, Oxadiazon

Pozzo 1 Paganico (Capannori)

Desetil-Atrazina

Pozzo 1 Ter Bassa (Cerreto Guidi)

Ampa

Pozzo 3 San Pantaleo (Pistoia)

Ampa, Glifosate

Pozzo 456 (Castagneto Carducci)

Desetil-Atrazina

Pozzo Badie (Bibbona)

Dimetomorf,        Lenacil,       Metolaclor-S,      Desetil-

Terbutilazina

Pozzo Bercino (Pontedera)

Oxadiazon

Pozzo Bonelle 80 (Pistoia)

Terbutilazina

Pozzo Burraia (San Gimignano)

Desetil-Atrazina, Oxadiazon

Pozzo Capannile (Bibbona)

Dimetomorf,        Lenacil,       Terbutilazina,      Desetil-

Terbutilazina

Pozzo Capannori Nuovo Centro (Capannori)

Atrazina

Pozzo Cenaia Nuovo (Crespina)

Imidacloprid

Pozzo Centrale Ponsacco 6 (Lari)

Ampa

Pozzo Cerbaia 10 (San Casciano in Val di Pesa)

Metoxyfenozide

Pozzo Depuratore Castelfranco (Castelfranco di Sotto)

Glifosate, Procimidone

Pozzo Fratticciola (Cortona)

Metolaclor-S, Pirimetanil

Pozzo Lavaiano 5 (Lari)

Ampa

Pozzo Leccio (Reggello)

Fluopicolide

Pozzo Mortaiolo 0 (Collesalvetti)

Ampa

Pozzo Mura (Pisa)

Azossistrobina, Oxadiazon

Pozzo N 5 Campo Pozzi (Montelupo Fiorentino)

Dimetomorf

Pozzo Omya (Carrara)

Imidacloprid

Pozzo P.I.P. (Montevarchi)

Fosalone,             Procloraz,               Quizalofop-P-Etile,

Trifloxystrobina

Pozzo Paduletto 2 (11) (Cecina)

Atrazina, Desetil-

Pozzo Pesa Vecchia 58 (Scandicci)

Diuron

 

Nome stazione (Comune)

Sostanze rinvenute

Pozzo Prebeton (Arezzo)

Glifosate

Pozzo Profondo Follonica (Foiano della Chiana)

Oxadiazon

Pozzo Rigutino Viale (Arezzo)

Ampa, Glifosate

Pozzo Rimessaggio Marchini (Massa)

Atrazina, Molinate, Propazina, Simazina

Pozzo Rossi (Arezzo)

Glifosate

Pozzo San Filippo (Lucca)

Carbendazim

Pozzo Scuola Bernino (Poggibonsi)

Metoxyfenozide

Pozzo Scuola Via Catene (Seravezza)

Propiconazolo

Pozzo Stadio Perignano (Lari)

Ampa, Glifosate

Pozzo Via Europa (Agliana)

Oxadiazon

Rio Ceci (Buti)

Imidacloprid

Rio Ponticelli (Bientina)

Ampa

Riopetroso_Borgoforte (Gambassi Terme)

Ampa

Santa Lucia (Calci)

Tralkoxidim

Sorgente Pruniccia (Pietrasanta)

Oxadixil

Sorgente Tre Fontane (Massarosa)

Oxadiazon

Stella Ponte Catena (Quarrata)

Ampa, Boscalid, Dimetoato, Diuron, Glifosate,

Imidacloprid,          Oxyfluorfen,         Pendimetalin,
Tebufenozide

Terzo Riserva Righetti (Monsummano Terme)

Azossistrobina, Boscalid, Diuron, Imidacloprid,

Metalaxil-M,           Metolaclor-S,         Penconazolo,
Terbutilazina, Desetil-Terbutilazina

Torrente Acquetta (Bagnone)

Boscalid, Dimetomorf, Tebufenozide

Torrente Adio Micciano (Pomarance)

Metolaclor-S, Propiconazolo, Terbutilazina

Torrente Ambra (Bucine)

Ampa,          Dimetomorf,            Diuron,        Glifosate,

Metalaxil-M

Torrente Bagnolo (Montemurlo)

Ampa

Torrente Brana (Pistoia)

Acido 2,4-Diclorofenossiacetico (2,4 D), Ampa,

Boscalid,                 Carbendazim,                Chlorpyrifos,

Dimetomorf,        Diuron,     Glifosate,     Imidacloprid,

Metalaxil-M,                 Oxadiazon,             Oxyfluorfen,

Penconazolo,          Pendimetalin,        Tebuconazolo,
Tebufenozide

Torrente Brana Ponte di Berlicche(Agliana)

AMPA,      Benalaxil,            Boscalid,      Carbendazim,

Chlorpyrifos,       Dimetoato,       Diuron,   Glifosate,
Imidacloprid, Lenacil, Metalaxil-M, Oxadiazon,

Pendimetalin,            Tebufenozide,    Terbutilazina
Desetil-

Torrente Canal Del Mare (Fosdinovo)

Carbendazim

Torrente Drove Cinciano (Poggibonsi)

Fluopicolide, Glifosate, Metoxyfenozide

Torrente Drove Tattera-Loc.Drove (Poggibonsi)

Chlorantraniliprole, Dimetomorf, Fluopicolide,

Glifosate,               Imidacloprid,            Metalaxil-M,
Metoxyfenozide

Torrente Egola (San Miniato)

Chlorpyrifos, Fluopicolide, Lenacil, Metalaxil-M, Pendimetalin, Terbutilazina

Torrente Ensa (Vicchio)

Ampa

Torrente Follonica (Roccastrada)

Ampa, Glifosate

Torrente Fossa (Roccastrada)

Glifosate

Torrente Fossatone (Subbiano)

Pendimetalin

 

Nome stazione (Comune)

Sostanze rinvenute

Torrente Garfalo – Ponte Su Via Molino Del Garfalo (Palaia)

Ampa, Chlorantraniliprole, Tetraconazolo

Torrente Levisone (Scarperia)

Ampa, Metolaclor-S

Torrente Marina (Calenzano)

Ampa, Imidacloprid

Torrente Maspino (Arezzo)

Dimetoato,             Imidacloprid,               Terbutilazina,

Tetraconazolo

Torrente Massera – Ponte per Sassetta (Monteverdi Marittimo)

Ampa, Clortoluron, Dimetomorf, Fluopicolide, Iprovalicarb, Metalaxil-M Pirimetanil, Tetraconazolo

Torrente Milia – Ponte ad Archi (Monterotondo Marittimo)

Ampa, Glifosate

Torrente Nievole – Ponte Del Porto (Monsummano Terme)

Ampa, Glifosate, Metolaclor-S

Torrente Ombrone – Pistoiese Selvascura (Pistoia)

Acetoclor, Ampa, Petoxamide

Torrente Ombrone – Ponte Della Caserana (Quarrata)

Acido 2,4-Diclorofenossiacetico (2,4 D), Ampa,

Boscalid,                 Carbendazim,                 Chlorpyrifos,

Dimetomorf,        Diuron,     Glifosate,      Imidacloprid,

Lenacil,                   Oxyfluorfen,                   Penconazolo,

Pendimetalin,         Tebuconazolo,        Tebufenozide,
Terbutilazina, Tiacloprid

Torrente Ombrone Poggio A Caiano (Carmignano)

Boscalid,       Carbendazim,       Chlorpyrifos,      Diuron,

Glifosate,               Imidacloprid,                 Metolaclor-S,

Penconazolo,          Pendimetalin,         Tebuconazolo,
Tebufenozide

Torrente Ombrone Ponte Ferruccia (Pistoia)

Azossistrobina,             Boscalid,              Carbendazim,

Chlorpyrifos,               Dimetomorf,              Glifosate,
Imidacloprid, Lenacil, Metalaxil-M, Oxadiazon,

Penconazolo,      Tebuconazolo,       Thiamethoxam,
Tiacloprid

Torrente Orme (Empoli)

Chlorantraniliprole,           Chlorpyrifos,       Dimetoato,

Dimetomorf,            Oxadiazon,            Spiroxamina,
Tetraconazolo

Torrente Osa – Ss. Statale 323 A Valle Ponte (Orbetello)

Fluopicolide, Metoxyfenozide

Torrente Padonchia (Monterchi)

Ampa, Oxadiazon

Torrente Pesa – Presa Sambuca (Tavarnelle Val di Pesa)

Boscalid,                   Dimetomorf,                 Fluopicolide,

Mepanipyrim, Metoxyfenozide, Tebuconazolo, Tebufenozide

Torrente Pesciola (Castelfiorentino)

Clorsulfuron,               Dimetomorf,             Fluopicolide,

Metalaxil-M, Metoxyfenozide, Tebuconazolo

Torrente Roglio – Molino Del Roglio (Palaia)

Ampa, Glifosate, Tetraconazolo

Torrente Serpenna (Sovicille)

Ampa,          Clortoluron,            Diuron,           Glifosate,

Imidacloprid

Torrente Sovata (Gavorrano)

Ampa,        Boscalid,         Carbendazim,          Ciprodinil,

Glifosate

Torrente Staggia (Poggibonsi)

Boscalid, Dimetoato, Dimetomorf, Fluopicolide, Imidacloprid, Metoxyfenozide, Tebuconazolo

Torrente Vincio di Brandeglio (Pistoia)

Ampa

Torrente Vincio di Montagnana (Pistoia)

AMPA,        Glifosate,         Imidacloprid,       Oxadiazon,

Oxyfluorfen, Penconazolo, Pendimetalin

Tregli (Cavriglia)

Glifosate

Versilia – Ponte Alla Sipe (Pietrasanta)

Chlorpyrifos,                   Diuron,                  Imidacloprid,

Propiconazolo, Terbutilazina

 

Analisi regionale: il piano di tutela delle acqua della Provincia Autonoma di Trento

Il Piano di Tutela delle acque realizzato dall’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente della provincia Autonoma di Trento del 2015 descrive la qualità dei corpi idrici e le misure necessarie da adottare per risanare i corpi idrici non buoni e mantenere lo stato di qualità di quelli buoni e elevati.

Ben 51 corpi idrici trentini pari a circa il 12% è risultato in uno stato di qualità sufficiente (35 CI, pari all’8%) e scarso (16 CI, pari al 4%). Di questi circa 20 corsi d’acqua in prossimità delle aree agricole intensive presentavano delle contaminazioni importanti da fitofarmaci.

Stato di qualità ecologica dei corpi idrici del Trentino (APPA Trento, Piano di Tutela delle Acque 2015).

Analisi regionale: Emilia Romagna

Rispetto alla media nazionale delle vendite per ettaro di Superficie Agricola Utilizzata (SAU), pari a 4,6 kg, nel 2014 l’Emilia-Romagna risulta nettamente al di sopra, con 7,6 kg/ettaro. Questo nonostante la massiccia diffusione dell’agricoltura integrata, che e qui ha trovato fin dagli ‘80 applicazioni su ampia scala, ma che evidentemente non genera risultati apprezzabili sul bilancio ambientale complessivo (Legambiente Emilia Romagna, 2017).

Si registra un calo nell’uso di sostanze attive rispetto ai 9-10 kg/ha dei primi anni 2000 con le superfici regionali coltivate a bio arrivate all’ 11,6% della superficie agricola regionale. Tuttavia nel 2015-2016 sono oltre 60 i diversi principi chimici rilevati nelle analisi. Si attesta attorno al quasi al 90% la percentuale di punti monitorati che evidenziano la presenza di pesticidi, mentre i singoli prelievi in cui si riscontrano sostanze fitosanitarie sono oltre il 50 % (tab. 1).

Si rilevano irregolarità e superamenti dei limiti in paraticolare per diverse stazioni nelle zone di Bologna, Parma, Piacenza, Ravenna e Ferrara, sia per sostanza singola che per la sommatoria delle concentrazioni. Il numero massimo di sostanze fitosanitarie rilevate simultaneamente nel 2016 in un singolo prelievo (di una data stazione in un dato momento) emerge nel basso ferrarese nel Po

 

di Primaro, nel Canal Bianco e nel Canale Burana Navigabile dove si riscontra la presenza simultanea di oltre 30 pesticidi.

Il rilevamento di principi attivi, sia nelle acque superficiali che profonde, evidenzia l’incapacità dei sistemi acqua/suolo di smaltire i pesticidi utilizzati. Il substrato pedologico ha perso la sua resilienza e rilascia i principi attivi negli acquiferi di superficie e profondi, tal quali o solo lievemente metabolizzati. Quasi il 50% dei terreni pianeggianti ha un basso o bassissimo tenore di sostanza organica inferiore al 2%. Secondo la FAO un terreno è a rischio di desertificazione quando il suo tenere di sostanza organica risulta inferiore alla soglia del 2% (FAO, 2009).

Particolarmente preoccupante è il dato che vede l’Imidacloprid, neonicotinoide la cui autorizzazione è stata limitata per gran parte degli utilizzi perché dannoso per le api, come il pesticida ritrovato nel maggior numero dei prelievi del 2016 (40%). Anche il neonicotinoide Tiametoxan, seppur presente con minor frequenza dell’imidacloprid ha raggiunto punte di altissime concentrazioni fino a 9,8 .tg/l (Cavo Sissa Abate, il 03/05/2016).

Analisi condotte da CONAPI in Emilia Romagna durante un progetto intrapreso a seguito della sospensione del programma di monitoraggio nazionale Beenet. Le analisi evidenziano concentrazioni di pesticidi elevati sui campioni di api con valori Imidacloprid fino a 0,77 mg/kg (Carpi), Acetamiprid (0,145 mg/kg a Castel San Pietro), Chlorpyriphos-ethyl (0,182 mg/kg a Dozza), Tetrahydrophthalimide (0,185 mg/kg a Castelguelfo).

Tab. 1. I pesticidi più frequenti nei punti di monitoraggio delle acque in Emilia Romagna (2014­2016). (dati da Legambiente Emilia Romagna, 2017).

Sostanze

Tipo

Presenze 2014

Presenze 2015

Presenze 2016

Imidacloprid

Insetticida

42%

37%

40%

Terbutilazina

Diserbante

34%

32%

30%

Metolaclor

Diserbante

33%

29%

26%

Terbutilazina Desetil

Metabolita

33%

28%

27%

Metalaxil

Fungicida

21%

20%

21%

Pirazone

Diserbante

19%

20%

18%

Boscalid

Fungicida

16%

15%

18%

Azoxistrobin

Fungicida

14%

17%

14%

Oxadiazon

Diserbante

13%

14%

13%

Clorantraniliprolo

Insetticida

11%

14%

14%

Diuron

Diserbante

9%

9%

13%

Bentazone

Diserbante

9%

11%

13%

Tiametoxam

Insetticida

8%

7%

7%

Propizamide

Diserbante

7%

7%

6%

Dimetoato

Insetticida

7%

7%

7%

Metossifenozide

Insetticida

6%

4%

5%

Lenacil

Diserbante

5%

6%

4%

% campioni con pesticidi

60%

53%

56%

 

Relativamente ai limiti imposti dalla Direttiva 2008/105/CE e dal D.M. 56/2009 sulla concentrazione media annua nelle singole stazioni di singoli pesticidi, si osservano superamenti in diverse stazioni per diverse molecole del limite medio annuo cautelativo di 0,1 .tg/l stabilito dal Decreto Ministeriale per i singoli pesticidi non annoverati nella specifica Tabella (tab. 2).

 

Tab. 2. Stazioni con superamento dei limiti ai sensi della Direttiva 2008/105/CE e del D.M. 56/2009 (dati da Legambiente Emilia Romagna, 2017).

Sostanza

Stazione

Bacino idrografico

Concentrazione

(μg/l)

Fenexamide

Porto Novo chiusura bacino (BO)

Torrente Sillaro

2,12

Ponte Coccolia (FC)

Fiume Ronco

0,18

Tiametoxan

Cavo Sissa Abate

Cavo Sissa – Abate

1,42

Metamitron

Torrente Samoggia (BO)

Torrente Samoggia

1,05

Portoverrara (FE)

Coll. S. Antonio – Fossa di Portomaggio

0,12

Metolaclor

Canale Emissario (MO)

Canale Emissario

1,01

A Villanova(PC)

Torrente Arda

0,60

Bentazone

Ponte a valle Coccanile (FE)

Can. Cittadino Naviglio

0,25

Ruina Ro ferrarese (FE)

Canal Bianco-primo tronco

0,12

Boscalid

Uso 3 (RN)

Fiume Uso

0,23

P.te Madonna del Bosco – Alfonsine (RA)

Canale Destra Reno

0,12

Desetil Terbutilazina

Cavo Parmigliana Moglia (MO)

Cavo Parmigliana Moglia

0,14

Diuron

P.te Ronco – Faenza (RA)

Ponte Ronco – Faenza

0,11

Flufenacet

Cavo Parmigiana Moglia (MO)

Cavo Parmigiana Moglia

0,15

Imidacloprid

Cavo Sissa Abate (PR)

Cavo Sissa Abate

0,16

MCPA (acido 2,4 MetilCl)

Argenta Centrale di Saiarino (BO)

Canale Lorgana

0,16

MCPP

Bezze Torrile (PR)

Canale Galasso

0,51

Metalaxil

P.te Cento Metri – Ravenna (RA)

Fiume Lamone

0,23

Portoverrara (FE)

Coll. S. Antonio – Fossa di Portomaggio

0,32

Pirazone

P.te Madonna del Bosco – Alfonsine (RA)

Canale Destra Reno

0,12

Cavo Parmigliana Moglia (MO)

Cavo Parmigiana Moglia

0,22

Terbutilazina

Canale Emissario (MO)

Canale Emissario

0,71

 

Secondo il DM 260/2010, che ha sostituito l’allegato 1 alla parte III del D.Lgs 152/06, per il calcolo degli SQA (Standard di Qualità Ambientale) vengono definiti valori “fuori legge” quelli in cui la media delle sommatorie supera gli 1,5 .tg/l. Nella tab. 3 si sono prese in considerazione le stazioni con valori > 1 .tg/l che indicano comunque una presenza eccessiva di tali sostanze almeno per gli organismi più sensibili.

Tab. 3. Stazioni con maggiori sommatorie medie annue (dati da Legambiente Emilia Romagna, 2017).

Provincia

Stazione

Bacino idrografico

Sommatorie medie
annue per stazione
(μg/l)

RA

Canale Emissario

Canale Emissario

2,47 (2016)

BO

Porto Novo chiusura bacino

T. Sillaro

2,30 (2016)

MO

Cavo Parmigiana Moglia

Cavo Parmigiana Moglia

2,04 (2015)

PR

Cavo Sissa Abate Cavo

Sissa- Abate

1,90 (2014)

FE

Ponte Gaibanella S. Egidio

Po di Primario

1,86 (2016)

BO

Nv. P.te s.p. trasv. di pianura-Forcelli

Torrente Samoggia

1,75 (2015)

FE

A monte idr. Fosse – Comacchio

Can.Circondariale Gramigne-Fosse

1,59 (2015)

BO

Argenta centrale di Saiarino

Canale Lorgana

1,51 (2015)

 

Provincia

Stazione

Bacino idrografico

Sommatorie medie
annue per stazione

(μg/l)

PC

A Villanova

T. Arda

1,48 (2016)

FE

Portoverrara

Coll. S. Antonino – Fossa di Portomaggiore

1,43 (2015)

RA

P.te Zanzi – Ravenna

Can. Destra Reno

1,41 (2016)

RA

P.te Madonna del Bosco – Alfonsine

Torrente Senio

1,40 (2015)

FE

Portoverrara

Coll.S.Antonino – Fossa di Portomaggio

1,32 (2016)

FE

Ruina – Ro Ferrarese

Canal Bianco Primo tronco

1,25 (2016)

FE

Codigoro (ponte Varano)

Po di Volano

1,20 (2015)

Bo

Chiavica Beccara Nuova

Sc. Riolo – Can. Botte

1,20

RA

P.te Madonna del Bosco Alfonsine

Can. Destra Reno

1,13 (2016)

RN

P.te via Venezia – Riccione

R. Melo

1,02 (2016)

MO

Cavo

Cavo Lama

1,02 (2015)

 

I dati esposti mostrano una situazione di dati oggettivamente preoccupanti che impongono una rapida azione sia sul versante della riduzione dell’utilizzo agricolo e non agricolo dei pesticidi che per quanto riguarda il monitoraggio degli effetti reali di tali sostanze a livello ambientale e umano.

 

I pesticidi nel cibo

Pietro Massimiliano Bianco1,2

1ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, 2PAN-ITALIA

Il limite massimo di residuo di principio attivo (LMR) ammesso per legge in un prodotto destinato al consumo alimentare, è stimato in base ai test effettuati su un singolo principio attivo, senza considerare la presenza di più principi attivi in uno stesso alimento, e/o le loro possibili interazioni nell’organismo. Anche l’Unione Europea si è espressa in merito, auspicando una maggiore attenzione sul tema e un approfondimento sugli effetti di un’esposizione contemporanea a più sostanze chimiche (Consiglio UE 17820/09). Ad oggi, la percentuale di multiresiduo è alta, sia nei controlli nazionali che europei (il 27,3 % dei campioni nel 2013) (EFSA, 2015).

Tuttavia in Italia, l’uso della chimica in agricoltura è sempre elevato: siamo i primi consumatori europei di insetticidi per l’agricoltura, secondo l’ultimo rapporto Eurostat.

Va rilevato il costante aumento della superficie coltivata con metodo biologico (+23,1 % dal 2010 al 2013) e la sempre maggiore diffusione di pratiche agricole alternative e sostenibili, promosse e implementate anche dal Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN, 2015).

Secondo il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (2016), i controlli effettuati nel 2015 evidenziano che la maggior parte delle quantità di residui da pesticidi ingerite dagli italiani sono a norma di legge. Le irregolarità sul territorio nazionale si mantengono al di sotto dell’1 %. In totale sono stati effettuati 10422 campioni di cui solo lo 0,5% sono risultati non conformi. Ma i campioni con residui sono risultati essere 3609 (34,6%).

Per quanto riguarda la frutta sono risultati irregolari 25 campioni pari allo 0,8% di tutti quelli esaminati. Ma i campioni con residui sono risultati ben 1910 pari al 60,5%. Rispetto al 2012, il multiresiduo è aumentato dal 17,1 % al 22,4 %. Sono stati trovati fino a cinque residui nelle mele, otto nelle fragole, quindici in un campione di uva da tavola dalla regione Puglia (ARPA Puglia, 2016).

Grandi quantita di residui spesso fuori norma sono normalmente riscontrati nelle merci di importazione soprattutto asiatiche. Hexaconazole (non approvato in UE) nel 2015 è stato rinvenuto in cumino e riso importati dall’India. In campioni di tè verdi provenienti dall’Asia e commercializzati nel Lazio sono stati trovati 21 principi attivi (Azoxystrobin, Carbendazim, Bifentrin, Buprofezin, Clorfenapir, Clorpirifos, Cipermetrina, Difenoconazolo, Fenpropatrin, Imidacloprid, Iprodione, Lambda Cialotrina, Metomil, Propargite, Piridaben, Thiamethoxam, Triazofos, Endosulfan Beta, Endosulfan Solfato, Acetamiprid, Endosulfan Alpha).

Le sostanze attive più frequentemente rilevate nella frutta sono Boscalid, Captano, Chlorpyrifos, Fosmet, Metalaxil, Imidacloprid, Dimetoato, Iprodione, spesso associate tra loro a creare combinazioni, i cui effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente sono spesso ben poco conosciute (Sciarra et al., 2015). In un quinto dei campioni di frutta o ortaggi esaminati si trovano sostanze cancerogene o interferenti endocrini. È inoltre inquietante come, anche nel caso dei prodotti alimentari, non siano considerati adeguatamente i metaboliti, almeno i più pericolosi.

Nel 2015 (Ministero della Salute, 2016) sono stati analizzati 6731 campioni di ortofrutticoli, di cui 93 non regolamentari, con residui superiori al limite di legge, pari allo 1.4%, I campioni di frutta irregolari sono stati 61 su 3608 (1.7%) e quelli di ortaggi 32 su 3123 (1.0%).

Per la frutta nel 2014 e nel 2015 le percentuali di campioni con residui è stata del 44.6 % e 45 % . Tra le sostanze più frequentemente rinvenute:

 Captano, possibile cancerogeno (U.S. Environmental Protection Agency, 2016) e interferente endocrino (inibitore dell’azione degli estrogeni, Mnif et al., 2011),

 

  • Boscalid, per cui vi sono prove suggestive che sia cancerogeno (U.S. Environmental Protection Agency, 2016) e sospetto interferente endocrino (European Union, 2016).
  • Chlorpyrifos, sospetto mutageno (ECHA, 2016) associato a forme tumorali del sistema emopietico (Mostafalou & Abdollahi, 2017) e interferente endocrino (effetto estrogenico antiandrogenico, Kojima et al., 2010; Viswanath, 2010)

Le sostanze rinvenute più frequentemente nei campioni di frutta (Ministero della Salute, 2015, 2016).

I campioni di ortaggi con residui di fitosanitari inferiori al LMR costituiscono il 30.5 %. Tra le sostanze più frequente ancora il Boscalid e il Chlorpyriphos (vedi sopra). Hanno un alta frequenza anche:

  • Imidacloprid, grave tossicità acuta e cronica per gli impollinatori(Pan Pesticide Database; Bortolotti et al., 2002). È tra le sostanze rinvenute più frequentemente in Italia in concomitanza con fenomeni di morie o spopolamenti di alveari (Bellucci et al., 2016). Per quanto riguarda gli esseri umani l’esposizione ripetuta dei genitori è stata correlata a casi di autismo (Mostafalou & Abdollahi, 2017).
  • Propamocarb, sospetto mutagenosospetto cancerogeno (ECHA, 2016). Interferente endocrino: causa un debole aumento dell’attività dell’aromatasi e della produzione di estrogeni (Mnif et al., 2011). Induttore dell’aromatasi (AA.VV., 2013). Potenzialmente neurotossico per gli uccelli (ISPRA 2015, tab. 48). Tra i pesticidi rinvenuti più frequentemente nelle acque dolci italiane (ISPRA, 2016).

 

Le sostanze rinvenute più frequentemente nei campioni di ortaggi nel 2014 e 2015 (Ministero della Salute, 2015, 2016).

La percentuale di cereali con presenza di residui è pari al 17,3%. La sostanza più diffusa il Clormequat è presente nel 50 % dei campioni; si tratta di una sostanza per la quale esistono suggestive prove di cancerogenicità (U.S. Environmental Protection Agency 2006) ed è ritenuto un sospetto interferente endocrino (European Union, 2016).

Le sostanze rinvenute più frequentemente nei campioni di cereali (Ministero della Salute, 2015, 2016).

Le sostanze rinvenute più frequentemente nei campioni di olio d’oliva nel 2014 e nel 2015 (Ministero della Salute, 2015, 2016).

Nell’olio d’oliva inquietante è la presenza di Carbosulfan nel 6,6 % dei campioni. Si tratta di una pericolosa sostanza non approvata nell’Unione Europea per uso agricolo e ritirato dal commercio il 31/12/2008.

I pesticidi nel vino

Pietro Massimiliano Bianco1,2

1ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, 2PAN-ITALIA

Nel 2014 secondo il rapporto 2015 di Legambiente, il 42 % dei campioni esaminati risulta contaminato da residui di pesticidi (con un incremento del 20% rispetto agli anni precedenti), il 22,4% è multiresiduo. Le sostanze attive più frequentemente rilevate sono Boscalid, Captano, Chlorpyrifos, Fosmet, Metalaxil e Imidacloprid, Dimetoato, Iprodione. Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute (2016), nel 2013 e nel 2014 le percentuali di campioni con residui sono state rispettivamente 40,2 % e 44,6 %.

Nel 2016 secondo il rapporto 2017 di Legambiente, su 37 vini analizzati, 24 contengono una media di 3 o 4 residui di fitofarmaci, con punte fino a 8 residui in un vino DOC di produzione locale (Fenhexamid, Metalaxyl, Boscalid, Dimetomorf, Fludioxonil, Pirimetanil, Iprovalicarb, Ciprodinil). Nel rapporto sono elencati i risultati delle 885 analisi sul vino effettuate dalle ARPA a livello regionale, riportando su scala nazionale 524 risultati senza residui (59,2 %), 158 con un solo residuo (17,9 %) e ben 203 campioni con multiresidui (22,9 %). Secondo i dati del ministero della salute nel 2015 il 44,5 % del vino conteneva residui di prodotti fitosanitari.

Vi è da segnalare l’incremento delle sostanze non autorizzate in UE Carbendazim e Benomyl (analizzate assieme), che passano rispetto al 2014 dallo 0,4 al 4,2 % dei campioni analizzati. Carbendazim è anche un metabolita nel suolo di thiophanate-methyl (autorizzato !!), per cui le due sostanze andrebbero distinte per individuare eventuali apporti dovuti a usi non consentiti. Un altro prodotto non consentito rinenuto nel 2,35 % dei campioni analizzati nel 2015 è il Fensulfothion, fatale per contatto con la pelle (ECHA).

 

Le sostanze rinvenute più frequentemente nei campioni di vino (Ministero della Salute, 2016).

I peggiori

Pietro Massimiliano Bianco1,2, Valter Bellucci1, Carlo Jacomini1,

1ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, 2PAN-ITALIA

Nell’elenco sottostante, in ordine alfabetico, abbiamo riportato un quadro di sintesi dei prodotti maggiormente diffusi in Italia. Al lettore sarà facile farsi un giudizio sulle reali condizioni ecologiche del territorio italiano, che continua a pagare scelte del passato che non hanno minimamente tenuto conto delle conseguenze ambientali e basate puramente su convenienze economiche. Nello stesso tempo, prendere coscienza delle conseguenze dell’utilizzo di certe sostanze fornisce ampi motivi affinché l’individuo ponga attenzione nelle proprie scelte di consumo e favorisca i prodotti a basso impatto, quali quelli biologici. Oltre ai prodotti presenti nei comparti d’interesse collettivo sintetizzati nei capitoli precedenti, sono stati aggiunti i dati di vendita delle sostanze attive che attualmente sono disponibili a livello nazionale solo fino al 2012.

 

24 PAN Bad Actor= per identificare i pesticidi “più tossici”, la rete d’azione per i pesticidi (Pesticide Action Network – PAN) e l’associazione “Californiani per la riforma dei pesticidi” (Californians for Pesticide Reform – CPR) hanno creato il termine “PAN Bad Actor pesticide” (Pesticidi cattivi interpreti del PAN). Questi pesticidi sono quelli che hanno almeno uno dei seguenti caratteri:

  • Sono carcinogeni noti o sospetti, come definiti dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul Cancro (IARC), dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente Statunitense (U.S. EPA), dal Programma Nazionale di Tossicologia degli Stai Uniti (S. National Toxicology Program), e dalla lista dei 65 proposti dallo Stao della California (State of California’s Proposition 65 list).
  • Sono tossici per la riproduzione o per lo sviluppo, come definiti dalla State of California’s Proposition 65 list.
  • Sono inibitori neurotossici della colinesterasi, come definiti dal Dipartimento Californiano di regolamentazione dei pesticidi (California Department of Pesticide Regulation), dai fogli di dati sulla sicurezza dei materiali (Materials Safety Data Sheet) per la sostanza chimica in particolare, o dallo staff di valutazione della struttura chimica del PAN (per i composti organofosforici).
  • Sono noti contaminanti delle acque sotterranee, come definiti dallo Stato della California (per i opesticidi effettivamente registrati) o da archivi di monitoraggio storici delle acque sotterranee (per i pesticidi proibiti).
  • Sono pesticidi con elevata tossicità acuta, come definiti dall’organizzazione mondiale della sanità (World Health Organization – WHO), l’U.S. EPA, o l’S. National Toxicology Program.

 

Conclusioni

È necessaria l’applicazione di un adeguato sistema di monitoraggio nell’ambiente dei pesticidi e l’approfondimento dei loro effetti reali. La conoscenza dei consumi di prodotti fitosanitari e delle aree di utilizzo è il necessario punto di partenza per l’individuazione delle sostanze nella pianificazione del monitoraggio. Tali informazioni, infatti, sono indicatori della pressione antropica e della possibilità di contaminazione ambientale. In assenza di un sistema di rilevazione dei consumi effettivi, si può far ricorso ai dati di vendita, ma questi non necessariamente coincidono con i consumi e non possono essere riferiti alle aree di impiego, se non genericamente e a scala molto ampia. Le basi documentali per un adeguata programmazione delle attività di monitoraggio è stata ben delineata da ISPRA (2011, 2017).

La costante presenza nei prodotti alimentari imporrebbe inoltre uno screening maggiormente serrato sugli esseri umani, in particolare relazionando i dati di contaminazione con eventuali picchi di patologie.

I Piani di Sviluppo Rurale secondo i dettami europei devono far evolvere il settore agricolo più da settore che genera impatti ambientali, a settore in grado di risolverli. I PSR, che forniscono all’agricoltura risorse pubbliche derivanti dai contribuenti, devono cessare di incentivare pratiche agricole ad alto impatto.

Serve, inoltre, un cambio delle pratiche di coltivazione, per ridurre la chimica e favorire la fertilità dei terreni e la loro resilienza tramite un incremento della sostanza organica. Anche la politica delle acque, stante la costante contaminazione da pesticidi, deve imporre agli Enti Locali di migliorare lo stato ecologico delle aree umide, aumentandone la capacità di filtrare e metabolizzare la grande quantità di sostanze che ha contaminato il nostro territorio negli ultimi 50 anni.

È essenziale infine portare alla luce queste tematiche sensibilizzando i cittadini e le amministrazioni comunali, e mettendo a disposizione di tutti informazioni utili riguardanti i rischi derivanti dall’uso dei pesticidi e le alternative all’uso della chimica, meno impattanti per l’ambiente e non nocive per la salute umana, da prediligere non solo in agricoltura ma anche nella cura del verde cittadino.

 

Glossario

Acetilcolina: un neurotrasmettitore che permette la trasmissione degli impulsi nervosi in molteplici punti del sistema nervoso centrale e periferico.

Androgeni: componente, naturale o sintetico, normalmente un ormone steroideo, che stimola e controlla lo sviluppo ed il mantenimento delle caratteristiche maschili nei vertebrati, legandosi ai recettori degli androgeni

Agonista: sostanza in grado di legare uno specifico recettore nel sito di legame per il ligando endogeno. Si pone in competizione per il legame con tale sito. Quando si legano al recettore, causano modificazioni conformazionali di entità simile a quelle provocate dal legame con il ligando endogeno.

Antagonista: sostanze dotate di affinità per un recettore, ma privi di efficacia intrinseca: si legano selettivamente ad un recettore senza attivarlo, ma bloccando la trasduzione del segnale

Aromatasi: enzima chiave nella biosintesi degli estrogeni in quanto catalizza la reazione che a partire dal testosterone opera la sintesi di estradiolo. L’aromatasi converte sia il testosterone che l’androstendione all’estradiolo.L’inibizione dell’arromatasi porta ad una maggiore concentrazione di Androgeni e una diminuzione della concentrazione di estradiolo. La diminuzione I livelli di estradiolo innescano una risposta di retroazione nell’ipotalotipitale Asse con conseguente aumento dei livelli di LH e FSH

Colinesterasi: enzima che idrolizza l’acetilcolina ed altri esteri della colina. Gli inibitori sono potenti neurotossine. Estrogeni: principali ormoni sessuali femminili.

Fotolisi: scissione delle molecole complesse mediante l’assorbimento di radiazione elettromagnetica, ad esempio quella del sole.

Gonade:

Idrolisi: reazioni chimiche in cui le molecolesono scisse per effetto dell’acqua

Incidenza: frequenza statistica di una patologia, vale a dire quanti nuovi casi di una data malattia compaiono in un determinato lasso di tempo.

Mutageno: agente chimico o fisico che determina il verificarsi di mutazioni.

PAN Bad Actor Chemical: categoria creata da PAN (Pesticide Action Network) e Californians for Pesticide Reform (CPR) per dentificare i pesticidi “più tossici”.

Recettore: struttura proteica intracellulare o a livello della membrana citoplasmatica che interagisce con ligandi di natura ormonale o molecole lipofile specifiche. Il complesso ligando-recettore funge da fattore di trascrizione che migra nel nucleo e, interagendo con specifiche sequenze di DNA, regola l’espressione genica.

Steroidi: sostanze ad azione ormonale derivate dal colesterolo.

Steroidogenesi: produzione degli steroidi. Avviene normalmente nelle gonadi maschili e femminili.

Testosterone: nei maschi è necessario per lo sviluppo degli organi sessuali (differenziazione del testicolo e di tutto l’apparato genitale) e dei caratteri sessuali secondari, come la barba, la distribuzione dei peli, il timbro della voce e la muscolatura.

Abbreviazioni

APAT: Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici, ora ISPRA

CRA-CREA: Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura- Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi

dell’Economia Agraria

EC: European Community

ECHA: European Chemical Agency, Agenzia europea per la Chimica

EEA: European Environment Agency. Agenzia europea dell’ambiente

EFSA: European Food Safety Authority, Autorità europea per la sicurezza alimentare

HM: Heavy Metals, Metalli pesanti

IPA: Idrocarburi policiclici aromatici

ISPRA: Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

LCA: Life Cycle Assessment, Valutazione del ciclo vitale

LMR: Limite massimo di residui di pesticidi

POPs: Persistent Organic Pollutants, Inquinanti organici persistenti

SCCS: Scientific Committee on Consumer Safety, Directorate-General for Health and Consumers, European Commission

SCENIHR: Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks, Directorate-General for Health and

Consumers, European Commission

SCHER: Scientific Committee on Health and Environmental Risks, Directorate-General for Health and Consumers,

European Commission

SQA: Standard di Qualità Ambientale

US EPA: United States Environmental Protection Agency

VOC: Composti organici volatili

Bibliografia

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development.                               Supporting                            Publications                            2013:EN-392.                             [88        pp.].
https://www.efsa.europa.eu/en/supporting/pub/en-392

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Decisione 2008/934/CE della Commissione del 05 dicembre 2008. Non iscrizione di alcune sostanze attive nell’allegato I della direttiva 91/414/CEE del Consiglio e la revoca delle autorizzazioni di prodotti fitosanitari contenenti dette sostanze.

Decreto del Ministero della Salute 11 febbraio 2003 Attuazione della decisione della Commissione 2002/928/CE del 26 novembre 2002 concernente la non iscrizione della sostanza attiva benomyl nell’allegato I della direttiva 91/414/CEE e la revoca delle autorizzazioni di prodotti fitosanitari contenenti detta sostanza attiva. Gazzetta ufficiale Serie Generale n.100 del 2-5-2003)

Decreto del Ministero della Salute del 2 luglio 2003. Revoca delle autorizzazioni all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari che contengono la sostanza attiva oxadixil che non è stata iscritta nell’allegato I del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194, in attuazione del regolamento (CE) n. 2076/2002 della Commissione del 20 novembre 2002. Gazzetta ufficiale n. 171 del 25-7-2003)

Decreto del Ministero della Salute del 21 febbraio 2005 Sospensione, in via cautelativa, dell’autorizzazione all’immissione in commercio e all’impiego dei prodotti fitosanitari a base della sostanza attiva Carbendazim. GU Serie Generale n.60 del 14-3-2005

Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare n. 260 dell’ 8 novembre 2010. Regolamento recante i criteri tecnici per la classificazione dello stato dei corpi idrici superficiali, per la modifica delle norme tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, predisposto ai sensi dell’articolo 75, comma 3, del

 

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Decreto n. 56 del 14/04/2009 del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Regolamento recante “Criteri tecnici per il monitoraggio dei corpi idrici e l’identificazione delle condizioni di riferimento per la modifica delle norme tecniche del Decreto Legislativo n. 152 del 3/04/2006 recante Norme in materia ambientale, predisposto ai sensi dell’articolo 75, comma 3, del decreto legislativo medesimo”. GU n.124 del 30/05/2009 – SO n. 83.

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Regolamento (CE) N. 1272/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006

Regolamento (UE) n. 528/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 maggio 2012 relativo alla messa a disposizione sul mercato e all’uso dei biocidi

Regolamento di esecuzione (UE) N. 1372/2011 della Commissione del 21 dicembre 2011 concernente la non approvazione della sostanza attiva acetoclor conformemente al regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e recante modifica della decisione 2008/934/CE della Commissione.

Regolamento di esecuzione (UE) n. 578/2012 della Commissione, del 29 giugno 2012, concernente la non approvazione della sostanza attiva difenilammina conformemente al regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari Testo rilevante ai fini del SEE

Regolamento di Esecuzione (UE) N. 485/2013 della Commissione del 24 maggio 2013 che modifica il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 per quanto riguarda le condizioni di approvazione delle sostanze attive clothianidin, tiametoxam e imidacloprid, e che vieta l’uso e la vendita di sementi conciate con prodotti fitosanitari contenenti tali sostanze attive

Regolamento di Esecuzione (UE) N. 408/2015 della Commissione dell’11 marzo 2015 recante attuazione dell’articolo 80, paragrafo 7, del regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e che stabilisce un elenco di sostanze candidate alla sostituzione.

Regolamento (CE) N. 850/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo agli inquinanti organici persistenti e che modifica la direttiva 79/117/CEE

 

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